340 prodotti scaduti al supermercato: il licenziamento finisce davanti alla Cassazione
Possono bastare 340 prodotti scaduti trovati in un supermercato per causare un licenziamento? Secondo la Corte di Cassazione, sì.
- In un supermercato veneto sono stati trovati 340 prodotti scaduti, alcuni da mesi, e la responsabile del punto vendita è stata licenziata.
- La dipendente ha contestato la decisione, attribuendola ai permessi della legge 104 per assistere due figli con disabilità grave.
- Cassazione e Corte d’Appello hanno confermato il licenziamento, ritenendo decisive le violazioni ripetute e la rottura del rapporto fiduciario.
340 prodotti scaduti sono sufficienti per causare il licenziamento di un responsabile di un supermercato? La risposta è scontata, ma il caso è comunque finito in Cassazione perché la dipendente interessata dal procedimento ha ipotizzato altri motivi dietro la sua cacciata. Dopo le relative indagini, però, la Corte Suprema non ha avuto più alcun dubbio.
- Prodotti scaduti al supermercato: il caso
- La denuncia della responsabile
- La decisione della Cassazione
Prodotti scaduti al supermercato: il caso
Quanto avvenuto in un supermercato italiano, veneto nello specifico, ha dell’assurdo: sono stati trovati 340 prodotti scaduti e la responsabile del punto vendita, pur avendo colpe evidenti, ha trascinato i suoi titolari in tribunale. A suo dire, il licenziamento a cui è andata giustamente incontro è inammissibile perché motivato da altre questioni che non hanno nulla a che vedere con il corretto smaltimento degli alimenti in questione.
Ma, facciamo un passo indietro. Il caso è scoppiato nel 2023, quando, durante un controllo, sono stati trovati 340 prodotti scaduti da mesi, in alcuni casi da quasi un anno. Gli articoli, invece che essere eliminati secondo le procedure di smaltimento, erano stati accantonati all’interno di un magazzino e inseriti ugualmente nell’inventario.
Dopo la scoperta, la responsabile del negozio, che lavorava nell’azienda da 27 anni e da 20 ricopriva il ruolo di gestore di filiale, è stata licenziata.
La denuncia della responsabile
Invece che fare mea culpa, la responsabile del punto vendita ha trascinato in tribunale i suoi datori di lavoro. Dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, causato dal mancato controllo e smaltimento della merce scaduta, ha sostenuto di essere stata fatta fuori per motivi che non avevano nulla a che fare con l’accaduto.
A suo dire, era stata licenziata perché caregiver di due figli con disabilità grave, per i quali usufruiva dei permessi previsti dalla legge 104. Analizzata la faccenda, però, i giudici della Corte di Cassazione hanno stabilito che il suo comportamento aveva comunque compromesso il rapporto di fiducia.
La decisione della Cassazione
La Corte d’Appello, oltre ad aver escluso un licenziamento legato alla sua condizione di caregiver, visto che l’azienda aveva documentato la presenza di numerosi altri dipendenti (anche in ruoli di responsabilità) che, come lei, beneficiavano dei permessi della legge 104, ha attribuito alla lavoratrice altre colpe.
Stando a quanto ricostruito dai giudici, la donna ha violato le procedure di smaltimento "in maniera reiterata e sistematica" e non per una dimenticanza. Il suo comportamento aveva un solo scopo: aumentare le probabilità di raggiungere gli obiettivi di budget ai quali erano collegati i premi per i gestori dei punti vendita.
Non solo, i giudici hanno scoperto anche che la responsabile aveva altri precedenti e delle irregolarità nelle operazioni di cassa. Così, confermando la decisione della Corte d’Appello di Venezia, con l’ordinanza n. 25231/2026 la Cassazione ha respinto la richiesta della dipendente di essere riammessa a lavoro.
Come sottolineato dalla Suprema Corte, però, la decisione non è dipesa dai precedenti. Il comportamento avuto con i 340 prodotti scaduti sono risultati sufficienti per compromettere in modo irreparabile il rapporto fiduciario che è alla base di ogni legame, lavorativo e non.
Ricette e novità dal mondo food nella tua casella di posta. Iscriviti alla newsletter!