Un chilo di pasta può costare fino a 80 centesimi in più: dipende dalla città
Un chilo di pasta può costare 1,33 euro o superare i 2 euro. A fare la differenza sono città, distribuzione, marca e costi lungo la filiera
- Il prezzo della pasta riflette la pressione dell’inflazione e varia sensibilmente tra le città italiane, con forti differenze territoriali.
- Pescara risulta la più cara, Palermo la più economica, mentre il Mezzogiorno mostra in generale scontrini più leggeri grazie ai discount.
- Le stime sul costo medio cambiano a seconda delle fonti, ma il dato ministeriale resta il riferimento più solido per valutare i rincari.
Il pacco di spaghetti è la spesa più ricorrente nelle case italiane: ciascuno di noi consuma circa 23 chili di pasta all’anno. Il suo prezzo finisce così per raccontare lo stato di salute del carrello, proprio mentre ad agosto 2026 l’inflazione ha ripreso a salire.
Eppure il costo di un chilo di pasta cambia parecchio a seconda della città in cui si vive e del reparto in cui lo si acquista. E il grano, che dovrebbe fare da ago della bilancia, racconta tutt’altra storia.
- Cosa incide sul costo della pasta?
- La classifica delle città
- Quanto costa in media un chilo di pasta?
Cosa incide sul costo della pasta?
A dare un’idea di cosa sta succedendo è la prima puntata dell’osservatorio de La Scelta Giusta de Il Corriere della Sera, che indaga sui carrelli del Belpaese facendo confronti tra medie, posizioni geografiche e costi in generale.
Il fattore che incide di più sul prezzo finale, a volte più della marca, è l’indirizzo del supermercato. Poi, se la materia prima ha lo stesso costo ovunque, la forbice si allarga nei passaggi successivi: trasporti, organizzazione della rete di vendita, concorrenza tra le catene presenti sul territorio, diffusione dei discount.
Nel Mezzogiorno, dove la pasta si produce e i discount sono più radicati, lo scontrino tende a essere più leggero.
La classifica delle città
La mappa più aggiornata dei prezzi arriva dall’elaborazione di Assoutenti sui dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese, che ha messo a confronto il costo medio di un chilo di pasta di semola di grano duro in diciannove città italiane. Rispetto a una media nazionale di 1,84 euro, lo scontrino cambia così:
- 1. Pescara: 2,15 euro al chilo
- 2. Ancona: 2,08 euro al chilo
- 3. Cagliari: 2,05 euro al chilo
- 4. Firenze: 2,03 euro al chilo
- 5. Roma: 1,97 euro al chilo
- 6. Aosta: 1,96 euro al chilo
- 7. Bolzano e Venezia (a pari merito): 1,93 euro al chilo
- 9. Genova: 1,92 euro al chilo
- 10. Perugia: 1,90 euro al chilo
- 11. Bologna: 1,88 euro al chilo
- 12. Trieste: 1,86 euro al chilo
- 13. Milano e Torino (a pari merito): 1,79 euro al chilo
- 15. Trento: 1,74 euro al chilo
- 16. Napoli: 1,64 euro al chilo
- 17. Catanzaro: 1,63 euro al chilo
- 18. Bari: 1,43 euro al chilo
- 19. Palermo: 1,33 euro al chilo
Solo sette città restano sotto la media nazionale, e le quattro più economiche sono tutte nel Mezzogiorno. La divisione tra Nord e Sud, però, ha le sue eccezioni: Pescara e Cagliari guidano la graduatoria dei prezzi più alti, mentre Milano e Torino spendono meno di Roma e Firenze.
Fra la città più cara e quella più economica corrono più di ottanta centesimi, circa il 60% di differenza. Il divario accompagna la pasta da anni. Nella primavera del 2023, quando il caro pasta arrivò all’attenzione del governo, si andava dai 2,44 euro di Ancona agli 1,48 di Cosenza (il 64,8% in più), con il grano pagato più o meno allo stesso modo in tutta Italia, intorno ai 38 centesimi al chilo.
Quanto costa in media un chilo di pasta?
- 1,62 euro al chilo a settembre 2024 secondo Altroconsumo;
- 1,84 euro al chilo secondo Assoutenti;
- 2,19 euro al chilo secondo il Centro Consumatori Italia.
Il quadro generale mostra che ad agosto 2026 l’indice Istat dei prezzi al consumo è salito al 3,3% (a luglio era al 2,9%), trascinato soprattutto dalle bollette, con i beni energetici cresciuti del 17%.
Il comparto alimentare è rimasto fermo all’1,1%, frenando la corsa dell’indice generale, ma è una tregua relativa: secondo le stime del Codacons, l’inflazione di agosto pesa sulla famiglia tipo per circa 1.091 euro in più all’anno, che diventano 1.507 per una coppia con due figli.
Anche fissare il prezzo medio della pasta richiede qualche cautela, perché le rilevazioni disponibili partono da panieri differenti. Altroconsumo, nel suo ultimo monitoraggio, indicava 1,62 euro al chilo a settembre 2024, poco sotto gli 1,67 dell’anno precedente e ben sopra gli 1,32 del 2021.
Assoutenti, lavorando sui dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è arrivata a 1,84 euro, con un aumento del 24,2% sul 2021. Il Centro Consumatori Italia si spinge fino a 2,19 euro per il 2026, partendo dagli 1,34 di cinque anni prima.
Lo scarto tra la stima più bassa e quella più alta supera il 30% e si spiega con ciò che entra nel conto: le medie che includono discount e prodotti a marchio dell’insegna scendono, quelle costruite sulle grandi marche industriali salgono.
Come termine di paragone la cifra più affidabile resta quella ministeriale, perché nasce da prezzi rilevati sugli scaffali delle principali città. Un pacco che si ferma sotto quella soglia rientra nella norma, uno che scende sotto 1,60 euro al chilo è un piccolo colpo di fortuna al carrello.
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