L'Italia conquista la classifica delle migliori steakhouse d'Europa
Sette ristoranti italiani nella prima edizione di Europe's 50 Best Steak Restaurants, con un secondo posto che spezza la sequenza spagnola.
- L’Italia conquista sette posti nella Top 50 europea delle steakhouse, con I Due Cippi di Saturnia al secondo posto e primo tra gli italiani.
- La classifica premia locali molto diversi tra loro, dalla bistecca alla fiorentina allo steak sashimi, con forte attenzione a frollatura e cottura.
- I criteri di valutazione considerano qualità della carne, provenienza, servizio e atmosfera, segnando il superamento del solo modello americano.
Carnivori, a rapporto. Se siete in cerca della più succulenta, ricercata mangiata di carne della vostra vita, vi interesseranno senza dubbio gli indirizzi segnalati nella Europe’s 50 Best Steak Restaurants, la riduzione dedicata al Vecchio Continente della più ampia classifica mondiale. Non vi occorrerà neanche andare troppo lontano, molti premiati sono qui da noi.
Il secondo miglior ristorante di carne d’Europa, ad esempio, si affaccia sulla piazza di un paese della Maremma. Si chiama I Due Cippi, sta a Saturnia, in provincia di Grosseto. Davanti a lui c’è soltanto una steakhouse spagnola. Non è l’unico risultato italiano, per altro. Nella Top 50 i ristoranti del nostro Paese sono sette, distribuiti tra Toscana, Lombardia e Piemonte.
- Il secondo posto arriva dalla Maremma
- I sette italiani della Top 50
- La bistecca non parla più solo americano
- Come vengono scelti
Il secondo posto arriva dalla Maremma
I Due Cippi è guidato dalla famiglia Aniello e ha costruito la propria identità sulla selezione della materia prima, sulla maturazione e soprattutto sulla cottura. Lorenzo Aniello, indicato dall’organizzazione come "Meat Master", lavora carni di razze italiane ed europee oltre al Wagyu giapponese, ricorre prevalentemente al dry aging e cuoce su una griglia a legna a fuoco aperto realizzata su misura.
Nella classifica mondiale, la World’s 101 Best Steak Restaurants 2026 pubblicata dalla stessa organizzazione, I Due Cippi è quarto ed è il primo ristorante italiano.
I sette italiani della Top 50
Ecco dove si trovano i nostri indirizzi e che cosa li distingue.
- 2° – I Due Cippi, Saturnia (Grosseto): dry aging e griglia a legna su misura.
- 11° – La Braseria, Osio Sotto (Bergamo): lo chef Luca Brasi lavora Chianina, Bue Grasso Piemontese e Wagyu, con un forte accento sulla maturazione.
- 20° – Beefbar Milano: la versione milanese del format nato a Montecarlo.
- 28° – Regina Bistecca, Firenze: a pochi passi dal Duomo, con la bistecca alla fiorentina protagonista.
- 41° – Asina Luna, Peschiera Borromeo (Milano): famosa per lo steak sashimi, una scaloppatura sottile e precisa.
- 45° – Bifrò, Torino: carni frollate di diverse provenienze e cottura a carbone.
- 49° – Varrone, Milano.
La Lombardia ne porta quattro, la Toscana due, il Piemonte uno. Milano e il suo hinterland, da soli, ne contano tre.
La bistecca non parla più solo americano
Basta scorrere la classifica per accorgersi di quanto sia cambiata l’idea di steakhouse. Nella stessa graduatoria convivono la txuleta basca, la fiorentina, la parrilla argentina, il Wagyu (con qualcuno che osa anche quella di Kobe), il dry aging e le cotture su legna o carbone. Non basta più scegliere un grande taglio e metterlo sulla brace. Nei locali specializzati si parla ormai di razza, allevamento, marezzatura, tempi di frollatura, temperature e combustibili, e queste informazioni diventano parte dell’esperienza a tavola.
I sette italiani mostrano bene quanto il modello possa assumere forme diverse e per ogni palato esigente. A Firenze c’è una delle preparazioni più legate alla tradizione regionale, a Saturnia le lunghe maturazioni e il fuoco vivo, a Peschiera Borromeo una carne affettata come un sashimi. E se l’Italia si difende bene, la Spagna domina: oltre a La Cúpula de El Capricho a Jiménez de Jamuz, prima nella classifica europea e anche in quella mondiale, tutta la Top 5 europea è iberica. Con l’eccezione del ristorante di Aniello, appunto.
Come vengono scelti
Europe’s 50 Best Steak Restaurants è nata quest’anno come spin off della classifica mondiale pubblicata dal 2019 dall’organizzazione londinese fondata nel 2018. Le visite sono anonime e le compie una rete di Steak Ambassadors. Contano la qualità e il sapore della carne, la preparazione, la provenienza e la varietà dei tagli, le razze e le tecniche di frollatura, ma anche la competenza del personale, la capacità di raccontare l’origine del prodotto, la carta dei vini, il servizio e l’atmosfera. Per la lista mondiale di quest’anno sono stati valutati oltre milleduecento ristoranti.
La graduatoria è stata svelata a tappe nel corso di settembre, partendo dalla cinquantesima posizione. Già il primo gruppo, pubblicato l’8 settembre, comprendeva tre italiani: Asina Luna, Bifrò e Varrone. Per chi ama la carne tuttavia il dato più interessante non è il piazzamento, ma il criterio. Un ristorante entra in queste liste se sa raccontare da dove viene l’animale, quanto è stato frollato, su quale fuoco è stato cotto. I sette indirizzi italiani suggeriscono che si può costruire una steakhouse di livello europeo partendo dalle razze e dalle tradizioni di casa, senza limitarsi a copiare il modello americano.
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