La migliore pasta fresca viene dall’Irlanda, eppure parla palermitano
Giovanni Mannino, siciliano di Palermo, tira la sfoglia a Dublino. E proprio lui, a Napoli, si è aggiudicato il titolo di campione italiano della pasta fatta a mano. La storia di un'eccellenza tricolore che, per una volta, arriva da molto lontano.
C’è qualcosa di poetico nel fatto che uno dei migliori pastai d’Italia, oggi, lavori a quasi tremila chilometri da casa. Giovanni Mannino è nato a Palermo, ma da anni fa la pasta fresca a Dublino, nel ristorante Grano. Sono le sue mani quelle che hanno conquistato il titolo al Campionato della Pasta Fatta a Mano 2026, la cui finalissima si è disputata a Napoli, alla Stazione Marittima. Un palermitano che batte tutti impastando in Irlanda: il paradosso, a ben vedere, racconta più di mille analisi sull’italianità che gira per il mondo.
- La pasta che mette insieme due culture
- Cos'è il Campionato della Pasta Fatta a Mano
- Quando la tradizione italiana parla tutte le lingue
La pasta che mette insieme due culture
La cifra di Mannino sta nella capacità di tenere insieme mondi lontani. In finale ha trionfato con un piatto dal nome perfetto, le Trofie bilingue, una rivisitazione del pesto alla genovese costruita con ingredienti irlandesi: non il pesto classico, ma una versione di ortiche, pinoli, fiore sardo e un po’ d’aglio, accompagnata da piselli, baby potatoes d’Irlanda e fiori di erba cipollina.
A sorpresa, per la parte legata alle origini il pastaio non ha scelto nulla di siciliano. Anzi ha preferito salire fino in Liguria per poi sposarla con la terra che lo ha accolto, in un omaggio dichiarato alla sua doppia cittadinanza culinaria. Del resto l’idea di confine, a lui, sembra estranea. Mannino ha appena ventiquattro anni ed è cresciuto a Venezia, ma da cinque anni è ormai un abitante dell’Isola di Smeraldo. Per la vittoria si è aggiudicato il Pettorello, una ceramica che raffigura un mattarello mentre si trasforma in sfoglia.
Cos’è il Campionato della Pasta Fatta a Mano
Il riconoscimento ha un peso, perché arriva al termine di una lunga corsa. Il Campionato, ideato da BTL Prod. con il Consorzio Edamus, è diventato quest’anno un vero tour gastronomico lungo la Penisola, con tappe da Torino a Bologna, da Firenze a Milano, fino a Bari, Roma e Salerno.
A Napoli si sono date battaglia decine di finalisti arrivati da tutta Italia, dall’Europa e da altri continenti, giudicati su impasto, gusto, aspetto ed equilibrio nutrizionale da una giuria di chef stellati, giornalisti ed esperti. La sfida si è svolta all’interno del DMED, il Salone della Dieta Mediterranea, a ribadire che la pasta fresca resta un patrimonio culturale prima ancora che un piatto.
Del resto, in alcuni angoli nascosti del nostro Paese resistono ancora tradizioni antichissime sulla pasta fatta a mano, spesso irriproducibili sul piano industriale: ne sanno qualcosa in Sardegna, terra dei difficilissimi lorighittas o dei su filindeu, raccontati persino dal New York Times.
Quando la tradizione italiana parla tutte le lingue
La vittoria di Mannino, in fondo, rappresenta il risvolto luminoso di una storia che conosciamo bene, quella degli italiani che partono. Grano, il locale dublinese dove lavora, è uno di quegli avamposti aperti negli ultimi anni per portare la vera pasta fresca all’estero. Una di quelle attività che oggi raccontano l’Italia a volte meglio di tante insegne in patria.
Che il miglior interprete della nostra tradizione, per un anno, sia un palermitano emigrato a Dublino non è un paradosso da correggere, ma una bella notizia: significa che la pasta fatta a mano, quella di una volta, sa ancora attraversare i confini e farsi capire ovunque. Anche quando, per arrivare alla meta, deve passare dall’Irlanda.
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