Menu no kids, perché un’osteria ha deciso di togliere il menu baby?
Scoppia la polemica per la scelta di un ristorante brianzolo di eliminare i menu kids e i seggioloni: i bambini da 0 a 7 anni non sono graditi, ma l'ingresso non è vietato.
- A Lesmo un ristoratore ha trasformato l'Hostaria 2.0 in un locale quasi child free, eliminando menu bambini e seggioloni dopo tensioni con alcuni clienti.
- La decisione ha acceso il dibattito tra chi difende la quiete del locale e chi contesta una scelta considerata penalizzante per le famiglie con figli piccoli.
- La normativa italiana, però, tutela l'accesso ai locali pubblici e consente sanzioni quando il servizio viene rifiutato senza un motivo legittimo.
Sta facendo discutere la scelta di un ristoratore brianzolo che ha deciso di eliminare dal suo locale il menu bambini e tutto ciò che concerne l’ospitalità dei più piccoli, seggioloni compresi. L’intenzione è quella di trasformare l’osteria in un locale no kids, anche se nella realtà non c’è e non ci potrà essere, almeno per ora, un vero e proprio divieto d’accesso.
Menu no kids: il caso di Lesmo
Se avete dei bambini da 0 a 7 anni e vi trovate a Lesmo (MB), evitate di prenotare un tavolo al ristorante Hostaria 2.0. Non perché l’ingresso sia vietato ai più piccoli (in Italia la legge non lo permette), ma perché non avreste a disposizione né menu kids né seggioloni. Questa, in sostanza, è la notizia che ha acceso una polemica non indifferente tra quanti condividono la posizione del ristoratore brianzolo e quanti la criticano aspramente. Ma, facciamo un passo indietro.
Alan Sampietro, titolare di Hostaria 2.0, ha deciso di trasformare il suo ristorante nel primo locale child free della Brianza. Una scelta maturata nel tempo, non dettata dall’odio per i bambini, ma da situazioni poco piacevoli che ha vissuto nella sua attività. Ad averlo convinto a fare il grande passo, eliminando menu kids e seggioloni, è stata la recensione a 1 stella di una cliente.
La donna, che ha mangiato all’Hostaria con compagno e figlio, non si è lamentata del cibo, ma di essere stata richiamata dal titolare per le urla del pargolo. A raccontare la vicenda è stato Sampietro: "Vi sembra giusto lasciarmi una recensione da una stella quando hai mangiato bene, il locale ti è piaciuto, il servizio è stato ottimo, solo perché io ho chiesto di non disturbare gli altri clienti con le grida di vostro figlio?".
Le nuove "regole" di Hostaria 2.0
Prima di prendere questa decisione, Sampietro ha fatto un rapido calcolo di ‘convenienza’: su 100 clienti 10 sono famiglie e 90 sono coppie o piccoli gruppi senza bambini. Quindi, perché penalizzare la maggioranza? Così, il ristoratore ha tolto il menu baby dalla carta, ha eliminato i seggioloni dalla sala e ha pubblicato un avviso online che sconsiglia la prenotazione alle persone con pargoli sotto i 7 anni.
Attenzione, non è vietato l’ingresso ai bimbi, ma si suggerisce ai genitori di non riservare un tavolo perché non potrebbero usufruire né di pietanze ad hoc né tantomeno di seggioloni. Sampietro, raggiunto da Fanpage, ha chiarito: "Se ho posto li faccio accomodare. Sta al genitore decidere se vuole tenere in braccio il bambino sapendo che non c’è seggiolone. (…) Se arrivasse qualcuno senza prenotazione, o con prenotazione telefonica, o qualcuno all’oscuro della tipologia di locale: sta al genitore decidere se conservare la prenotazione piuttosto che andare in un altro posto, se fermarsi o meno".
Cosa dice la legge in Italia
Nati negli Stati Uniti, i ristoranti child free si stanno pian piano diffondendo anche in Italia. Tuttavia, nel Belpaese la legge (articolo 187 del Regolamento di esecuzione del TULPS – Regio Decreto 635/1940) parla chiaro: gli esercenti di locali pubblici non possono rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne paghi il prezzo, a meno che non sussista un "legittimo motivo".
Di certo, l’età anagrafica non è un "legittimo motivo", per cui quanti si vedono vietare l’ingresso in un locale pubblico a causa dell’età dei figlio possono presentare regolare denuncia alle forze dell’ordine. I colpevoli non rischiano nulla a livello penale, ma riceveranno una sanzione da 516 a 3.098 euro.
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