Pollo oltre la scadenza e nuove etichette: il caso che coinvolge una grande catena
Un'inchiesta televisiva danese ha rivelato presunte manipolazioni sistematiche delle date di scadenza sulla carne. L'azienda ha chiuso i ristoranti danesi. In Italia, intanto, KFC registra la peggior valutazione europea sul benessere animale dei polli in filiera.
KFC è una delle più grandi e popolari catene di fast food al mondo. Negli ultimi mesi però il suo nome è legato a degli scandali piuttosto rilevanti. Nel giugno 2025 un programma di inchiesta della televisione pubblica danese ha documentato quello che i dipendenti di KFC Danimarca descrivevano come una prassi consolidata: pollo scongelato servito oltre la data di scadenza, con le etichette sostituite e stampate all’occorrenza.
La prova principale non erano solo le testimonianze verbali, ma i messaggi di una chat interna di management del locale di Tilst, vicino ad Aarhus, che copriva un anno e mezzo, tra il 2023 e il 2024. Lì i responsabili discutevano regolarmente di extender il pollo, un termine usato per indicare l’aggiornamento delle date. Significativo, inoltre, che l’autorità danese per la sicurezza alimentare avesse ricevuto segnalazioni simili già dal 2020. Denunce formali, archiviate, che non avevano prodotto conseguenze.
I controlli successivi all’inchiesta hanno confermato il quadro: nessuno degli undici ristoranti ha superato le ispezioni igieniche. KFC Western Europe ha negato ogni addebito e ha dato la colpa al suo gestore locale. Ha quindi rescisso il contratto con il franchisee danese, Isken ApS, e chiuso tutti i locali fino a individuazione di un nuovo operatore. Indiscrezioni successive però fanno pensare ad un sistema marcio e diffuso.
- L'eco si allarga: la Repubblica Ceca
- La domanda che arriva in Italia
- Il quadro sul benessere animale
L’eco si allarga: la Repubblica Ceca
I controlli in Danimarca hanno rivelato la presenza di frigoriferi caldi e carne coperta di muffa, ma non è tutto. A settembre 2025, accuse analoghe sono emerse in Repubblica Ceca. Ex dipendenti hanno denunciato alla stampa locale l’uso di carne avariata o maleodorante, lavata e in alcuni casi rivenduta dopo mesi di conservazione.
L’Autorità statale di ispezione agricola e alimentare ceca ha condotto oltre 140 ispezioni nei ristoranti KFC del paese, riscontrando violazioni in circa un locale su tre. Un eurodeputato ceco ha presentato un’interrogazione formale alla Commissione europea chiedendo quali misure intenda adottare per verificare il rispetto degli standard di sicurezza alimentare UE in tutti gli Stati membri. KFC ha negato le accuse.
La domanda che arriva in Italia
L’associazione animalista Essere Animali ha scritto a KFC Italia chiedendo all’azienda di fornire prove concrete che pratiche analoghe non siano avvenute nei suoi oltre cento locali italiani. Il profilo del mercato italiano rende la questione particolarmente rilevante: il 70% dei clienti KFC in Italia consuma il pasto all’interno del ristorante, contro una media del 15-20% nel mondo anglosassone.
KFC Italia ha un fatturato di 179 milioni di euro e punta a superare i 200 punti vendita entro il 2027, con un’espansione dichiarata verso il pubblico delle famiglie. Pur essendo il pubblico più numeroso, non solo i giovanissimi si lasciano tentare dal pollo fritto.
Il quadro sul benessere animale
Lo scandalo europeo si inserisce in un contesto già critico per quanto riguarda la filiera italiana. L’edizione 2025 del report The Pecking Order — realizzato da World Animal Protection, Humane Society International e Essere Animali su 81 catene di ristorazione in sette paesi europei — colloca l’Italia al penultimo posto nella classifica sul benessere dei polli, con un punteggio del 16%, a pari merito con la Polonia e sopra la sola Romania.
La Francia guida con il 42%. KFC Italia ottiene la valutazione "scarsa" per il secondo anno consecutivo, senza alcun avanzamento rispetto al 2024. Tra il 2022 e il 2023 l’azienda ha addirittura ridotto il ricorso a razze a crescita più lenta dall’7,21% allo 0,9%, con un conseguente aumento della mortalità negli allevamenti e dell’utilizzo di antibiotici. Oltre il 90% dei polli allevati e macellati in Italia proviene da filiere intensive, in condizioni denunciate in video.
Essere Animali chiede a KFC di aderire allo European Chicken Commitment: densità di allevamento ridotte, razze selezionate diversamente, arricchimenti ambientali, metodi di stordimento più rispettosi. Da quasi tre anni, sottolinea l’associazione, l’azienda non ha risposto al dialogo.