Trend 2016, anche in cucina: come cucinavamo (e mangiavamo) e quanto sono cambiate le cose?
Dieci anni fa prevedevamo un futuro fatto di alghe nei piatti, cocktail da respirare invece che da bere e hamburger vegetali destinati a conquistare le masse. Alcune profezie si sono avverate, altre sono rimaste sulla carta.
Il 2016 è tornato di moda. Sui social impazzano le playlist musicali, le foto vintage e i meme di quell’anno, in un revival nostalgico che ci porta indietro di un decennio intero. La radio passava Lemonade di Beyoncé, grandi e piccoli attraversavano le città giocando a Pokémon Go, moriva David Bowie e Trump diventava presidente per la prima volta.
Il 2016 fu anche l’anno internazionale dei legumi. L’universo del food stava vivendo una trasformazione colorata e salutista, quando iniziammo a fotografare quello che mangiavamo. Scopriamo quali delle molte delle tendenze annunciate allora hanno plasmato il modo in cui mangiamo oggi, mentre altre sono rimaste curiosità d’archivio.
- Arcobaleno foodporn: quando il cibo diventa spettacolo
- L'epoca delle alternative vegetali
- Il trionfo del cibo esotico e nuove consapevolezze
- Le tendenze che non hanno sfondato
Arcobaleno foodporn: quando il cibo diventa spettacolo
Il trend più rappresentativo del 2016 fu la rainbow mania. Tutto doveva essere colorato, vibrante, fotogenico. Rainbow bagel, toast arcobaleno, grilled cheese multicolore: il cibo si trasformò in un prisma. In Italia arrivarono i freakshake, milkshake titanici guarniti con intere fette di torta, brownies, montagne di panna e caramelle colorate. Una variante di questa sgargiante ossessione fu il galaxy food, cibi che sembravano usciti dallo spazio profondo, con glasse viola, blu cosmico e glitter argentato. Donuts, mocktail e cioccolatini assumevano l’aspetto di nebulose stellari.
Arrivarono anche il gelato arrotolato, preparato su piastre congelanti in una performance da strada, e l’avocado toast, il simbolo del brunch millennials. Preparazioni caotiche, eccessive o semplicemente adatte allo scatto. Perché in quell’anno i social cominciarono a riempirsi di ritratti di cibo e il paradigma foodporn diventò il simbolo dell’influenza che la rete avrebbe avuto sulle nostre scelte alimentari.
L’epoca delle alternative vegetali
Dieci anni fa gli esperti parlavano dei "nuovi onnivori", chi mangiava carne in modo diverso dal passato. Il 60% dei Millennials cercava attivamente alternative alla carne, dichiarata come probabilmente cancerogena dalla IARC a fine 2015. Non si parlava ancora di plant-based come oggi, ma il concetto era chiaro: invertire i rapporti di forza e trasformare la carne rossa in contorno invece che protagonista.
Hamburger vegetali, latte di soia e derivati erano considerati i protagonisti indiscussi dei nuovi consumi. Una previsione azzeccata, perché oggi il mercato delle alternative vegetali vale miliardi e brand come Beyond Meat e Impossible Foods sono diventate realtà consolidate.
Il trionfo del cibo esotico e nuove consapevolezze
In quell’anno iniziarono a moltiplicarsi i locali monotematici: solo ramen, solo pizza, solo hamburger. I consumatori premiavano chi si concentrava su un’unica proposta fatta bene. Un trend che oggi domina, dai ravioli alle tigelle. Iniziarono a spopolare le monoporzioni e tutto quello che prima mettevamo in un piatto, preferimmo metterlo in ciotole. La poké hawaiana e l’açaí bowl erano ovunque, con le prime destinate a costruire l’impero del "nuovo sushi".
I prodotti monoporzione, spinti dall’aumento dei single, hanno conquistato gli scaffali. Contemporaneamente i valori nutrizionali diventavano oggetto di attenzione. Abbiamo iniziato a guardare verso acque potenziate e alimenti arricchiti, probiotici e proteinici. Oggi calorie, macronutrienti e indice glicemico sono termini comuni in una conversazione.
Le tendenze che non hanno sfondato
Non tutte le profezie si sono avverate. I cocktail inalabili, sperimentati al Bompas & Parr di Londra dove si poteva entrare in una nuvola di gin tonic da respirare, sono rimasti un’eccentrica curiosità. La cachaça brasiliana, che avrebbe dovuto diventare la bevanda dell’anno grazie alle Olimpiadi di Rio, non ha mai conquistato i mercati globali.
Anche le alghe, presentate come il superfood del futuro per il loro basso contenuto di grassi e l’alto apporto proteico, hanno faticato a sfondare in Occidente. Oggi sono ancora un alimento di nicchia, lontane dal diventare protagoniste delle insalate quotidiane.
Guardare indietro di dieci anni ci mostra quanto velocemente evolva la cultura del cibo. Molte intuizioni del 2016 si sono rivelate profetiche, altre sono rimaste mode passeggere. Ma una cosa è certa: mangiamo in modo molto più consapevole, sostenibile e informato di quanto facessimo allora.