Cibo contaminato, il dato che preoccupa: i più colpiti restano i bambini piccoli
Le nuove stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di 866 milioni di malattie e 1,5 milioni di morti l'anno per cibo non sicuro. A pagare il prezzo più alto sono i più piccoli, e una parte del problema arriva da metalli che nel piatto non si vedono.
Il cibo che mangiamo può far ammalare e su scala enorme. Secondo le stime diffuse ieri dall’OMS, in previsione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare, gli alimenti contaminati causano ogni anno circa 866 milioni di malattie e 1,5 milioni di morti nel mondo. Per dare la misura, si tratta di un peso paragonabile a quello di tubercolosi, HIV e malaria. La buona notizia è che dal 2000 il dato complessivo è in calo. Quella cattiva è che dietro la media si nascondono enormi disuguaglianze.
I bambini pagano il conto più alto
Il dato che colpisce di più riguarda i bambini. I piccoli sotto i cinque anni hanno un rischio di ammalarsi quasi tre volte superiore rispetto agli adulti e sopportano da soli quasi un terzo di tutti i casi pur essendo appena il 9% della popolazione mondiale. Per loro le malattie diarroiche possono essere mortali e il danno da carico complessivo è ancora più sbilanciato: oltre quattro volte quello degli adulti. A pesare non sono solo i microbi, ma anche sostanze che colpiscono il cervello in formazione.
Il nemico invisibile sono i metalli
Qui arriva il risvolto meno scontato dello studio. I batteri, i virus e i parassiti provocano la stragrande maggioranza delle malattie, circa 860 milioni. Eppure quando si guarda ai decessi, il quadro si ribalta: i contaminanti chimici, pur causando meno dell’1% dei casi, sono responsabili del 73% delle morti. Dietro questi numeri ci sono soprattutto due metalli, l’arsenico inorganico e il piombo, legati a circa un milione di vittime l’anno perché aumentano il rischio di malattie cardiache e tumori. Il metilmercurio, dal canto suo, può danneggiare in modo permanente il cervello dei più piccoli.
C’è una ragione se questi contaminanti sono così insidiosi. Arsenico, piombo e mercurio finiscono negli alimenti da fonti naturali e da attività umane come l’industria e l’estrazione mineraria. Una volta entrati nella catena alimentare diventano quasi impossibili da rimuovere. Per questo l’OMS chiede di intervenire all’origine, con pratiche agricole migliori, controlli industriali più severi e regole ambientali più stringenti. Per i rischi microbici, invece, gli strumenti esistono già e sono noti, dalla pastorizzazione del latte alla corretta preparazione e scongelamento dei cibi.
Una questione di giustizia
Lo studio è anche una fotografia delle disuguaglianze. Le regioni africana e del Sud-Est asiatico da sole concentrano quasi tre quarti delle malattie e il 60% dei decessi globali. Il conto, oltre che sanitario, è economico: nel 2021 il cibo non sicuro è costato circa 310 miliardi di dollari in produttività persa, che salgono a 647 se si tiene conto del costo della vita nei diversi Paesi.
Gli stessi autori ammettono che il quadro è incompleto, perché restano fuori dal calcolo minacce come la resistenza agli antibiotici (che assumiamo in piccole dosi anche attraverso i cibi), i residui di pesticidi e i PFAS. La cifra reale, insomma, è con ogni probabilità più alta. "Ritardare costa vite umane", ha avvertito Yuki Minato, tra gli autori della ricerca.
Ricette e novità dal mondo food nella tua casella di posta. Iscriviti alla newsletter!