Sempre più sotto accusa: la nuova ricerca collega i cibi ultraprocessati a rischi gravissimi
Uno studio ha trovato un legame diretto tra consumo di alimenti industriali e malattie cardiovascolari. I ricercatori parlano di un rischio paragonabile a quello del tabacco nel secolo scorso.
I cibi ultra-processati sono ovunque: bibite gassate, snack confezionati, carni lavorate, prodotti da forno industriali. Non parliamo solo di salumi o noodle istantanei, possono rientrare in questa categoria dei semplici yogurt aromatizzati. Durante la lavorazione, anche alimenti originariamente sani perdono gran parte dei nutrienti naturali, sostituiti da grassi aggiunti, zuccheri, amidi, sale e additivi chimici come emulsificanti. Il risultato è qualcosa di molto diverso dalla materia prima, con ingredienti che il corpo umano storicamente non ha mai incontrato. Negli Stati Uniti rappresentano quasi il 60% della dieta media degli adulti e circa il 70% di quella dei bambini.
Da anni gli studi mostrano che chi consuma grandi quantità di questi alimenti ha maggiori probabilità di sviluppare sindrome metabolica, che include sovrappeso, obesità, ipertensione, colesterolo anomalo e resistenza all’insulina. Il consumo elevato è stato anche collegato a livelli più alti di proteina C-reattiva ad alta sensibilità, un marcatore di infiammazione considerato un forte predittore di future malattie cardiovascolari. Fino ad ora, però, mancavano dati che collegassero direttamente l’assunzione di cibi ultra-processati al rischio concreto di infarto e ictus.
- Cinquemila persone, due anni di dati
- Un rischio significativo
- Il caso del fumo: nuoceva alla salute anche prima
- Il tumore al colon nei giovani
Cinquemila persone, due anni di dati
Un gruppo di ricercatori della Florida Atlantic University ha analizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey, uno studio nazionale che raccoglie informazioni sulla salute e le abitudini alimentari degli americani. Hanno esaminato le informazioni di 4.787 adulti dai diciotto anni in su, raccolte tra il 2021 e il 2023. Tutti i partecipanti avevano registrato almeno un giorno di alimentazione dettagliata e fornito informazioni su eventuali precedenti di infarto o ictus.
I partecipanti hanno documentato tutto quello che hanno consumato nell’arco di due giorni, permettendo ai ricercatori di calcolare quale percentuale delle calorie totali provenisse da cibi ultra-processati. Usando un sistema di classificazione alimentare validato e ampiamente utilizzato, le persone sono state divise in quattro gruppi in base al livello di consumo, dal più basso al più alto. L’età media era di 55 anni e il 55,9% erano donne.
Un rischio significativo
Dopo aver controllato fattori come età, sesso, etnia, abitudine al fumo e reddito, i ricercatori hanno scoperto che le persone nel gruppo con il consumo più alto di cibi ultra-processati avevano un rischio superiore del 47% di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a quelle nel gruppo con il consumo più basso. Un aumento statisticamente significativo e clinicamente rilevante, pubblicato su The American Journal of Medicine.
Charles Hennekens, primo autore dello studio e professore di medicina preventiva alla Florida Atlantic University, ha sottolineato che i risultati hanno implicazioni importanti non solo per la ricerca futura, ma anche per la pratica clinica e le politiche pubbliche. Il rischio rimane elevato anche dopo aver considerato tutti i fattori che potrebbero influenzare la salute cardiovascolare, suggerendo che il legame tra questi alimenti e le malattie del cuore potrebbe essere più diretto di quanto si pensasse.
Il caso del fumo: nuoceva alla salute anche prima
I ricercatori notano che la crescente consapevolezza dei rischi legati ai cibi ultra-processati potrebbe seguire un percorso simile a quello del tabacco nel secolo scorso. Ci sono voluti decenni perché i pericoli del fumo diventassero ampiamente accettati. Ridurre la dipendenza da cibi ultra-processati potrebbe richiedere altrettanto tempo, ma sono ugualmente pericolosi. Una delle ragioni è l’influenza delle grandi multinazionali che dominano il mercato alimentare. Un’altra è che molte persone hanno accesso limitato a opzioni più salutari, sottolineando la necessità di soluzioni di salute pubblica più ampie.
Hennekens ha spiegato che affrontare il problema dei cibi ultra-processati non riguarda solo le scelte individuali, ma richiede la creazione di ambienti in cui l’opzione salutare sia anche quella più facile. Orientamenti clinici ed educazione alla salute pubblica sono necessari per rendere i cibi nutrienti accessibili ed economicamente sostenibili per tutti.
Il tumore al colon nei giovani
Lo studio fa anche riferimento all’aumento dei casi di tumore del colon-retto negli Stati Uniti, soprattutto tra i giovani adulti. Le cause sono ancora oggetto di indagine, ma molti dei fattori di rischio per questo tipo di cancro si sovrappongono a quelli delle malattie cardiovascolari, inclusi i modelli alimentari. Allison Ferris, coautrice dello studio e professoressa alla Florida Atlantic University, ha osservato che il crescente consumo di cibi ultra-processati potrebbe essere un fattore contribuente, insieme ad altre influenze alimentari e di stile di vita che provocano una serie di malattie gastrointestinali comuni e gravi.
I ricercatori sottolineano che, sebbene siano ancora necessari studi randomizzati su larga scala per confermare questi risultati, i medici possono già agire consigliando ai pazienti di ridurre l’assunzione di cibi ultra-processati insieme ad altri cambiamenti dello stile di vita comprovati e terapie mediche appropriate. Come evitare questi prodotti? Patatine, merendine, piatti pronti surgelati, energy drink, tutto quello che è troppo artefatto, povero in nutrienti importanti e ricco in zuccheri e conservanti. Se non altro, sono facilmente riconoscibili.