Aviaria, epatite A, peste suina: cosa sta succedendo davvero in Italia e quando bisogna preoccuparsi
In poche settimane l'Italia ha dovuto fare i conti con tre diverse emergenze sanitarie legate al cibo e agli animali. Ciascuna racconta una storia diversa, con cause, rischi e precauzioni che non hanno nulla in comune tra loro. Ecco cosa sappiamo.
Tre notizie sanitarie diverse, arrivate quasi in contemporanea, hanno alimentato in questi giorni una dose di preoccupazione diffusa. Aviaria, epatite A, peste suina: i titoli si accumulano e la confusione anche. Facile poi spaventarsi e farsi prendere dal panico quando, collegato a questi allarmi, potrebbe esserci ciò che mettiamo a tavola. Eppure i rischi reali per chi vive e mangia in Italia sono molto diversi da come vengono spesso raccontati.
- Influenza aviaria: il contagio non passa dalla tavola
- Epatite A: il problema sono i frutti di mare crudi
- Peste suina africana: buone notizie per la filiera
Influenza aviaria: il contagio non passa dalla tavola
Due casi, due nature diverse. In Lombardia è stato identificato il primo caso europeo di influenza aviaria da ceppo H9N2 in un essere umano: un episodio gestito con tempestività dall’ospedale San Gerardo di Monza e considerato dagli esperti a bassa patogenicità, ovvero basso rischio. Il ceppo H9N2, noto a livello globale dal 1998, ha causato in tutto il mondo 173 infezioni umane in quasi trent’anni, principalmente in Cina. Causa malattie lievi e non si trasmette da persona a persona.
In Toscana, invece, un focolaio in un allevamento di Campi Bisenzio ha portato all’abbattimento precauzionale di circa mille volatili in dodici ore. Un caso animale, non umano: la ASL Toscana Centro ha istituito una zona di sorveglianza di 10 km e disposto controlli sui lavoratori, ma ha sottolineato che in Italia non si è mai registrata trasmissione del virus all’uomo da questo tipo di focolaio.
La cosa più importante per chi sta a tavola è che, secondo l’EFSA, non esistono prove che l’influenza aviaria si trasmetta attraverso il consumo di alimenti. Il contagio avviene per inalazione, a stretto contatto con animali infetti. Una corretta cottura e una buona igiene in cucina sono comunque sempre raccomandate.
Epatite A: il problema sono i frutti di mare crudi
Qui il legame con il cibo è diretto. In Campania si è registrato un picco anomalo con oltre 150 casi, più di 50 ricoveri e un’età media dei pazienti tra i 30 e i 40 anni. Il denominatore comune è stato uno solo: frutti di mare crudi, ostriche e cozze. La Regione ha risposto con un’ordinanza che vieta la somministrazione di molluschi crudi in bar e ristoranti e i sequestri delle partite incriminate sono già scattati.
Nel Lazio la situazione è diversa. Si sono registrati 120 casi dall’inizio dell’anno, circa 50 a Roma. Dati in linea con il 2024. A febbraio un picco a Latina collegato epidemiologicamente ai casi campani, ma la partita di frutti di mare sospetta è stata sequestrata e nessun paziente risulta attualmente ricoverato allo Spallanzani.
Il messaggio è semplice: i molluschi vanno cotti. Nel Meridione dove il consumo del crudo è una tradizione, questa forma di epatite è difatti endemica, ovvero presente in quasi tutta la popolazione. Il virus HAV sopravvive nelle acque contaminate da scarichi fognari e si concentra nei filtratori come cozze e vongole. La cottura elimina il rischio. Il vaccino, disponibile in Italia con protezione già dopo due o tre settimane, è raccomandato per chi è a rischio.
Peste suina africana: buone notizie per la filiera
La peste suina africana non è trasmissibile all’uomo, ma colpisce duramente gli allevamenti e le esportazioni. Su questo fronte arrivano però notizie positive, dato che la Commissione europea ha approvato all’unanimità la proposta italiana di revocare le restrizioni nei territori di Milano, Varese, Vercelli, Novara, Lodi e parti di Asti e Alessandria, dove non si registrano casi da oltre sei mesi. Già in precedenza erano stati dichiarati liberi la Città Metropolitana di Roma, la Sardegna e la Calabria.
Resta zona rossa l’Oltrepò Pavese, con 56 comuni ancora in restrizione 2. E in Liguria nuovi casi positivi tra i cinghiali segnalano che è presto per abbassare la guardia.