Bollire le aragoste: perché uno studio parla degli effetti dell’aspirina?
Le aragoste provano dolore quando vengono uccise: la conferma arriva da uno studio svedese che ha somministrato l'aspirina ai crostacei.
Si può avere una sensibilità più o meno spiccata, ma è difficile, se non impossibile, restare indifferenti davanti alla bollitura delle aragoste o degli astici. Qualcuno sostiene che non avvertano alcun tipo di dolore, altri credono il contrario. A dar ragione a quest’ultima tesi è un recente studio dell’Università di Göteborg, che ha fatto un esperimento sfruttando le potenzialità farmaceutiche dell’aspirina.
Cosa c’entrano le aragoste con l’aspirina?
Difficile parlare di cibo e benessere animale. Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi avanti, ma siamo ancora ben lontani da quell’ideale di società civile in cui gli animali vengono uccisi senza atroci sofferenze e trasformati in alimenti solo per il sostentamento degli esseri umani. Basti pensare alle aragoste e agli astici che, secondo gran parte delle tradizioni culinarie, devono essere bolliti vivi per mantenere succulenta la loro carne.
Una vera e propria tortura, che però divide gli esperti: alcuni sostengono che non provino alcun tipo di dolore, altri il contrario. Secondo lo studio "Effects of analgesia on the response to a noxious stimulus in Norway lobsters (Nephrops norvegicus)" dell’Università di Göteborg, pubblicato su Scientific Reports, le aragoste non sono affatto immuni alle sofferenze. Per provarlo, i ricercatori hanno utilizzato aspirina e lidocaina.
Lo studio sulle aragoste
I ricercatori dell’università svedese hanno somministrato due farmaci alle aragoste prima di sottoporle a scosse elettriche nell’acqua. Nello specifico, hanno scelto l’aspirina, un analgesico che elimina ogni tipo di dolore nel corpo, e la lidocaina, un leggero anestetico che agisce localmente e inibisce la risposta del sistema nervoso.
Gli studiosi, osservando il comportamento dei crostacei, hanno scoperto che i farmaci hanno prodotto risposte leggermente diverse. La lidocaina è stata disciolta direttamente nell’acqua, mentre l’aspirina è stata iniettata alle aragoste. Entrambe hanno provocato una riduzione del movimento della coda con pochi effetti collaterali, ma solo l’aspirina ha scatenato uno strano atteggiamento: la pulizia delle chele.
Secondo i ricercatori, questo comportamento potrebbe essere letto come una risposta allo stress dell’iniezione. Ma, non è questo il motivo per cui lo studio è illuminante. Il fatto che l’analgesico a uso umano abbia ottenuto riscontri anche sui crostacei è significativo perché indica che anche loro provano dolore.
Non c’è tortura senza dolore
Grazie allo studio dell’Università di Göteborg sappiamo che quanti sostengono che le aragoste bollite vive muovano le chele solo per istinto meccanico sbagliano. Si agitano perché provano dolore, forse come noi esseri umani, anche se non sono dotate di un sistema nervoso centrale.
In molti, infatti, credono che i crostacei siano immuni alle sofferenze della morte perché, a differenza dell’uomo, hanno solo dei gangli nervosi diffusi nel corpo che reagiscono agli stimoli. Di conseguenza, i movimenti disperati a cui si lasciano andare quando vengono bolliti vivi sarebbero soltanto una risposta a un impulso. Un po’ come quando noi umani togliamo la mano dall’acqua che si fa improvvisamente bollente.
La ricerca, però, è arrivata anche ad un’altra conclusione molto interessante. Dopo il test, scosse elettriche comprese, le aragoste sono tornate a comportarsi come sempre. Questo significa che non hanno vissuto un’esperienza di dolore estremo, probabilmente proprio grazie all’aspirina.
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