Il tovagliolo non è sempre esistito: la sua storia è molto meno elegante di quanto immagini
Dal pane usato per pulirsi le mani ai rituali del galateo: il tovagliolo accompagna l’evoluzione della tavola e delle abitudini alimentari
Eh no: il tovagliolo non è sempre stato lì, piegato accanto al piatto, pronto a intervenire con discrezione. Per secoli, a tavola, le mani, la bocca e persino gli abiti hanno avuto a che fare con il cibo in modo molto più diretto, senza quel filtro di stoffa che oggi diamo per scontato e che associamo istintivamente a pulizia, ordine, buone maniere.
La sua storia, infatti, nasce da gesti concreti e poco eleganti, da soluzioni improvvisate, da usi che oggi apparirebbero strani, se non apertamente sgraziati. Prima di diventare un simbolo di galateo e di civiltà, il tovagliolo è stato qualcosa di molto diverso, e il percorso che lo ha portato fino alla nostra tavola racconta cambiamenti profondi nel modo di mangiare, di stare insieme e di guardare al corpo.
Quando è arrivato a tavola il tovagliolo?
L’idea di un oggetto personale destinato esclusivamente a pulire mani e bocca durante il pasto non nasce insieme alla tavola apparecchiata come la intendiamo oggi. Per lungo tempo, nelle diverse epoche e culture europee, la funzione di "assorbire" ciò che avanzava dal cibo è stata affidata a soluzioni di fortuna, a tessuti condivisi, oppure a materiali commestibili, senza una vera distinzione tra spazio del piatto e spazio del corpo.
Il tovagliolo, come elemento separato, riconoscibile e individuale, arriva solo quando il modo di mangiare cambia, quando le posate si diffondono, quando l’atto di nutrirsi smette di essere puramente funzionale e inizia a essere regolato da codici sociali sempre più precisi.
È in quel passaggio, lento e stratificato, che prende forma un oggetto destinato a diventare indispensabile, di cui vale la pena ripercorrere la storia andando a guardare più da vicino le sue origini.
Un po’ di storia
Nel mondo greco e romano non esisteva ancora il tovagliolo come lo intendiamo oggi. Durante i banchetti si mangiava soprattutto con le mani e ci si puliva usando piccoli pezzi di pane, chiamati apomagdalia, oppure teli personali portati dagli invitati.
A Roma questi panni prendevano il nome di mappa e avevano un doppio uso: servivano per detergersi, ma anche per avvolgere cibo da portare via alla fine del pasto, segno di un rapporto molto diretto e poco formale con ciò che si consumava.
Nel Medioevo la situazione non cambia radicalmente. Sulle tavole compaiono grandi tovaglie di lino che coprono l’intera superficie e che vengono usate indistintamente da tutti i commensali anche per asciugarsi le mani.
L’idea di un tessuto individuale, riservato a una sola persona, non è ancora stabilizzata, e il gesto di pulirsi resta pratico, quasi istintivo, privo di una vera codificazione.
È tra il Rinascimento e l’età moderna che il tovagliolo comincia a prendere la forma di un accessorio personale. La diffusione delle posate, l’attenzione crescente all’igiene e la nascita dei primi trattati di buone maniere contribuiscono a separare sempre di più il corpo dal cibo.
In questo contesto il tovagliolo si afferma come oggetto riconoscibile, collocato accanto al piatto e destinato a un uso preciso, diventando parte integrante di quell’apparato di regole che trasforma il pasto in un rito sociale regolato e osservabile.
Curiosità e stranezze
Prima di diventare un oggetto "neutro", il tovagliolo ha avuto anche un forte valore simbolico. Nei secoli in cui il galateo si struttura, il modo di piegarlo, di appoggiarlo sulle ginocchia o di riporlo a fine pasto diventa un segnale di educazione, di controllo del corpo, di appartenenza a una certa classe sociale.
In alcune corti europee le piegature elaborate servivano a stupire gli ospiti tanto quanto le portate, trasformando un semplice panno in un elemento scenografico.
Non mancano neppure gli usi che oggi farebbero sorridere.: fino all’Ottocento era considerato accettabile, in certi contesti, usarlo per pulirsi il viso in modo piuttosto energico o per proteggere gli abiti in assenza di vere e proprie salviette personali.
Solo con l’affermarsi di regole più rigide e condivise il suo ruolo si è definito in modo stabile, diventando quello che conosciamo: discreto, silenzioso, quasi invisibile, ma carico di una lunga storia di gesti, trasformazioni e abitudini che hanno reso la tavola un luogo sempre meno istintivo e sempre più "civile".