Il celebre Caffè Florian fa pagare anche la musica dal vivo: quanto e come
Il Caffè Florian di Venezia fa pagare la musica dal vivo e non è l'unico in Italia, ma questa volta nessuno può fare polemica: il motivo è sotto agli occhi di tutti.
- Al Caffè Florian di Venezia torna a far discutere il supplemento musica da 7 euro, addebitato a una turista su un conto da 72 euro.
- Il locale avvisa i clienti con un dépliant sui tavoli, dettaglio che rende la maggiorazione trasparente e già nota prima dell’ordinazione.
- La legge consente il sovrapprezzo se comunicato correttamente, mentre resta contestabile quando emerge solo a consumazione conclusa.
Non è la prima volta che uno scontrino del Florian, celebre caffè di Piazza San Marco a Venezia, finisce sotto la lente d’ingrandimento. Ancora una volta, a far discutere è il supplemento musicale che viene addebitato sul conto finale dei consumatori. Si tratta di una pratica legale o l’attività (che in Italia non è l’unica a prevedere una maggiorazione "a suon di musica") sta contravvenendo alle regole?
Il caso dello scontrino del Florian
Questa volta è stata una turista proveniente da Lucca a restare sorpresa nello scoprire il supplemento musicale addebitato dal Caffè Florian di Venezia. La donna, raggiunta dal Corriere della Sera, ha ricostruito la vicenda, sottolineando di essere rimasta piuttosto divertita nell’apprendere la maggiorazione. Quindi, per una volta, il tono di chi racconta non è polemico o indignato, a esserlo sono come al solito i commenti del popolo virtuale.
La turista, ben consapevole che i bar di Piazza San Marco non sono quelli dei quelli delle città meno turistiche o di zone periferiche, si è seduta e ha ordinato un toast, un croissant salato con pomodoro e mozzarella e due Aperol Spritz. Un normalissimo aperitivo, con prezzi forse un po’ più alti nella media ma niente che faccia gridare allo scandalo.
Al momento di pagare, la donna ha sorriso nel leggere sullo scontrino la voce "supplemento musica, 7 euro", lo ha ammesso lei stessa al Corriere. In conclusione, si è ritrovata a pagare 15 euro per il toast, 16 euro per il croissant, 17 euro per ogni Aperol Spritz e 7 euro per la musica, per un totale di 72 euro. Una cifra in linea con i costi del centro di Venezia.
Una musica "annunciata"
Si può condividere o meno la scelta di inserire il "supplemento musica", ma c’è un dettaglio che, nel caso del Florian, va sottolineato. Sui tavoli c’è un dépliant che avvisa i clienti della possibile maggiorazione legata all’intrattenimento musicale, quindi quanti si siedono sanno benissimo a cosa vanno incontro.
Come se non bastasse, il sovrapprezzo che applica il bar veneziano è ormai noto a tutti, soprattutto nell’epoca social. Questo dettaglio si poteva ignorare qualche anno fa, quando la notizia si scopriva direttamente in loco o con il passaparola tra conoscenti, non oggi.
Far pagare la musica è legale?
Tralasciando la correttezza del Florian, una domanda sorge spontanea: è legale far pagare la musica? La legge in merito è molto chiara: sì, a patto che il cliente sia correttamente informato. In altre parole, se vi sedete in un bar o in un ristorante e scoprite del supplemento solo a fine consumazione, magari perché non ci sono dépliant, non è scritto nel menu e il cameriere non vi ha avvisato, potete agire per vie legali.
In caso contrario, quindi se viene comunicata prima della consumazione e in modo chiaro, la maggiorazione è assolutamente legale. Insomma, ciò che conta è la trasparenza e lasciare i clienti liberi di decidere se sedersi o andarsene.
Si può condividere o meno la scelta di inserire il "supplemento musicale", ma non dimentichiamo che questo tipo di intrattenimento è un extra e come tale viene pagato dai titolari, quindi perché non chiedere un contributo ai clienti? D’altronde, la serata viene allietata ai consumatori, non ai gestori.
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