"Il secondo arriva incompleto": le strane regole italiane secondo una guida olandese
Un sito olandese ha messo nero su bianco i dieci errori da non commettere al ristorante in Italia. A leggerlo dall'altra parte, è uno specchio spassoso: tante nostre abitudini ovvie, viste da un turista del Nord Europa, diventano misteri da decifrare.
C’è qualcosa di istruttivo nel leggere le nostre abitudini raccontate da chi viene da fuori. Lo ha fatto Dit is Italië, un magazine online olandese dedicato al nostro Paese, con un decalogo degli errori da evitare quando si va al ristorante da noi. Lo firma Stef Smulders, un olandese trasferitosi in Italia anni fa, quindi il tono è affettuoso più che beffardo.
La lista, letta con occhi italiani, fa sorridere. Apre, non a caso, con la questione dell’acqua del rubinetto, quella del recente caso finito in Cassazione: all’estero faticano a capire perché da noi a tavola arrivi quasi sempre solo la bottiglia. Eppure non è la sola mania stramba agli occhi del mondo.
- Il giallo del secondo "incompleto"
- Le regole da non infrangere se mangi in Italia da turista
- La morale della guida: paese che vai usanze che trovi
Il giallo del secondo "incompleto"
Per un nordeuropeo, scrive la guida, il secondo arriva "incompleto": una fetta di carne o un pesce, poco altro. Dove sono le patate? E la verdura? Il fatto che da noi il contorno vada ordinato e pagato a parte, per chi è abituato ad avere tutto insieme nel piatto è un piccolo trauma. L’autore mette in guardia i futuri avventori, perché lamentarsi per l’assenza delle patate è la classica figuraccia evitabile. E avverte anche di non confondere la tagliata, che è carne e dunque un secondo, con le tagliatelle, che sono un primo.
Le regole da non infrangere se mangi in Italia da turista
Il resto del decalogo è un piccolo manuale di sopravvivenza, utile anche solo per capire come ci vedono. In sintesi, ecco gli altri errori che la guida invita a evitare:
- Mettere fretta alla cucina: in Italia il pasto non si consuma di corsa ed un piatto che tarda è in realtà un buon segno, perché vuol dire che non esce dal microonde, che viene preparato al momento.
- Mai e poi mai chiedere di spegnere la televisione con la partita: il maxischermo acceso con in onda la partita di calcio è una tradizione sacra e va accettata.
- Pretendere di cenare alle 18: i ristoranti veri aprono verso le 20, per ingannare l’attesa è meglio un aperitivo.
- Protestare per il coperto o chiedere lo sconto: il primo è la norma, il secondo a volte arriva da sé.
- Dare per scontata la pizza ovunque: per gli italiani c’è differenza tra la pizza e la "cucina", nei locali seri spesso si fa solo la sera.
- Cercare il cameriere che parla inglese: fuori dalle zone turistiche il menù è quasi sempre solo in italiano.
- Sentirsi obbligati a lasciare la mancia: da noi non è un dovere e rischia perfino di generare imbarazzo.
La morale della guida: paese che vai usanze che trovi
Quello che diverte, alla fine, è scoprire che dietro queste "strane regole" c’è una logica precisa, fatta di rispetto del territorio, della stagionalità e dei tempi giusti. Non a caso la guida si chiude invitando i turisti a non pretendere tiramisù e prosecco dappertutto, ma ad assecondare le specialità del posto.
Vista da fuori, la nostra ortodossia a tavola può sembrare un codice astruso. Vista da dentro, è semplicemente il modo in cui teniamo insieme gusto e identità. E forse non è un caso che a spiegarlo, agli altri stranieri, sia uno straniero che qui ha scelto di restare.
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