Paghiamo la frutta e la verdura fino a cinque volte tanto: i motivi (e le verità) del caro prezzi
Le carote passano da 28 centesimi al chilo nel campo a 1,46 euro sul banco. Cosa c'è dentro la distanza tra prezzo agricolo e prezzo al dettaglio, cosa dicono i dati di Cia e perché non tutto il divario è guadagno.
- I dati di Cia mostrano forti differenze tra prezzi riconosciuti agli agricoltori e quelli al supermercato, con rincari fino al 421%.
- Trasporto, lavorazione, distribuzione, scarti e imposte contribuiscono al prezzo finale, mentre i costi di produzione agricola continuano a salire.
- Con un presidio a Roma, Cia chiede controlli sulla filiera, più filiere corte e misure di sostegno per le aziende agricole.
Il prezzo di frutta e verdura è ormai sfuggito ad ogni logica? Non siete i soli a pensarlo. Un chilo di carote viene pagato all’agricoltore 28 centesimi, ma sul banco del supermercato costa 1,46 euro, più di cinque volte tanto. Per l’uva da tavola il quadro è simile: 58 centesimi al produttore, 2,99 euro al consumatore. Sono i prezzi di settembre raccolti da Cia-Agricoltori Italiani, che il 13 ottobre ha portato la protesta davanti a Montecitorio con lo slogan I conti non tornano.
Il divario è reale ed è anche alla luce del sole, tra ciò che è lecito e quello che non lo sarebbe poi così tanto (es. citofonare all’Antitrust per chiedere del cosiddetto trade spending). Capire i motivi di questa distanza oggi è anche meno semplice di quanto lo slogan suggerisca.
- Prezzi di frutta e verdura dal campo al supermercato: i numeri
- Prezzi giù nei campi, su nel carrello
- Cosa chiede Cia e cosa cambia per chi fa la spesa
Prezzi di frutta e verdura dal campo al supermercato: i numeri
Ecco come cambia il prezzo al chilo tra il campo e il banco, secondo i dati di settembre:
- Carote: da 0,28 a 1,46 euro (+421%)
- Uva da tavola: da 0,58 a 2,99 euro (+416%)
- Melanzane: da 0,62 a 2,75 euro (+344%)
- Pesche: da 0,74 a 2,88 euro (+290%)
- Peperoni: da 0,92 a 3,15 euro (+242%)
- Pere Abate: da 1,18 a 3,22 euro (+173%)
- Zucchine: da 1,05 a 2,82 euro (+168%)
- Lattuga romana: da 1,68 a 3,48 euro (+107%)
Anche la lattuga, che segna il rincaro più contenuto tra quelli diffusi da Cia, comunque raddoppia. La distanza tra prezzo agricolo e prezzo finale insomma non coincide con il guadagno dei supermercati. Lungo la strada ci sono trasporto, selezione, confezionamento, conservazione, distribuzione, scarti e imposte.
Frutta e verdura per altro sono merci deperibili e ciò che si guasta o resta invenduto va coperto dal prezzo di quello che si vende. Anche Cia lo riconosce. Sostiene però che la dimensione del divario richieda più controllo su come si forma il prezzo lungo la filiera e su come si distribuisce il valore tra chi vi partecipa.
Prezzi giù nei campi, su nel carrello
Il paradosso sta nell’andamento. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre l’inflazione ha toccato il 4,2%, il livello più alto da tre anni, contro il 3,3% di agosto. Gli alimentari non lavorati sono saliti del 5,5% rispetto a settembre 2025, mentre l’insieme dei prodotti alimentari è cresciuto dell’1,8%. E tristemente i prezzi non indicano una migliore qualità del prodotto, che invece cala da tempo.
Nello stesso periodo, secondo le rilevazioni di Cia, ai produttori è stato riconosciuto molto meno: meno 50% per l’olio extravergine, meno 30% per le susine, meno 25% per albicocche e uva da tavola, meno 22% per pesche e pere, meno 15% per le mele. Sono mercati diversi e le percentuali non si sommano, ma indicano la stessa direzione.
Intanto coltivare costa di più. Ad agosto i carburanti agricoli erano saliti del 40% rispetto all’estate precedente e i fertilizzanti del 12%. Rispetto al 2021 il gasolio agricolo è passato da 48-70 centesimi al litro a 1,50-1,70 euro. «Non possiamo accettare che chi produce cibo venga pagato sempre meno e chi lo compra sia costretto a pagarlo sempre di più», dice il presidente di Cia, Cristiano Fini.
Cosa chiede Cia e cosa cambia per chi fa la spesa
Il presidio a Roma dura cinque giornate: il 13, 14, 20, 21 e 22 ottobre. Sulla filiera Cia chiede di rafforzare le organizzazioni dei produttori, monitorare i prezzi, contrastare le pratiche commerciali sleali e valorizzare Made in Italy e filiere corte, per ridurre i passaggi commerciali. Sui costi vuole il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo, fermo a maggio, la possibilità di usare i fondi già stanziati per i fertilizzanti anche per altri rincari e nuove risorse per Agricoltura 4.0.
Per chi compra, la richiesta che conta di più è quella sulle filiere corte, perché ogni passaggio tolto è un punto in cui la differenza può restringersi. Nulla garantisce però che il prezzo scenda: trasporto, selezione e confezionamento restano a carico di qualcuno. Certo, i dati vengono dall’organizzazione che protesta e un prezzo all’origine non è un margine. La forbice resta comunque un fatto e la domanda che il presidio porta sul tavolo è chi sostenga i costi della filiera e quanto ne rimanga a chi coltiva.
Ricette e novità dal mondo food nella tua casella di posta. Iscriviti alla newsletter!