L'olio extravergine italiano perde il 47% del suo valore: dietro il crollo c'è un altro Paese

Il raccolto spagnolo in ripresa del 29% ha fatto crollare le quotazioni dell'extravergine. Cosa cambia per i produttori italiani, per il premio del made in Italy e per chi compra l'olio.

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  • Le quotazioni dell’olio extravergine italiano sono scese del 47% in un anno, mentre la ripresa del raccolto spagnolo aumenta l’offerta.
  • Il ribasso restringe il premio del made in Italy e riaccende le preoccupazioni dei produttori sui costi, sulle importazioni e sulla tenuta degli uliveti.
  • Per i consumatori prezzi più bassi possono sostenere la domanda, ma i costi di imbottigliamento e distribuzione frenano i ribassi in bottiglia.

Il prezzo dell’olio extravergine italiano si decide in buona parte in Spagna. Nel novembre 2025, 1kg di olio extravergine italiano si pagava 9,20 euro. Oggi le quotazioni stanno tra 4 e 4,20 euro, con segnalazioni a 3,80. Il 12 ottobre duemila olivicoltori sono scesi in piazza a Bari e l’Unapol, una delle principali organizzazioni di produttori, avverte che molti potrebbero lasciare le olive sugli alberi, primo passo verso l’abbandono degli uliveti. Per Areté, la società che monitora le quotazioni delle materie prime agroalimentari, il prezzo del prodotto italiano è sceso del 47% in un anno. A pesare più di tutto è ciò che accade in Spagna.

Perché il prezzo dell’olio extravergine italiano è crollato

Per due annate la siccità ha svuotato gli oliveti spagnoli e il mercato mondiale ha vissuto di scarsità. Ora il raccolto torna. Le prime stime ufficiali di Madrid per la campagna 2026-27 indicano 1,6 milioni di tonnellate. I numeri da tenere a mente:

  • Produzione spagnola: +29% rispetto alla campagna precedente
  • Disponibilità spagnola a inizio campagna: vicina ai livelli più alti, quelli del 2021-22
  • Prezzi dell’extravergine comunitario: ai minimi dal 2022
  • Prezzi dell’extravergine italiano: meno 47% in un anno

Il raccolto spagnolo, però, non è ancora al sicuro: il meteo delle prossime settimane deciderà quanto olio daranno davvero le olive. In Italia e in Tunisia, intanto, si prevedono già cali di produzione.

Il premio del made in Italy si restringe

L’extravergine italiano ha sempre ottenuto sui mercati un prezzo più alto di quello comunitario, ma ultimamente sta attraversando un momento delicato. Quel differenziale è passato da oltre 5.300 euro a tonnellata nel giugno 2024 a poco più di 900 euro nel settembre 2026, cioè da 5,30 a 0,90 euro al chilo. Il presidente di Unapol, Tommaso Loiodice, calcola che per coprire i costi di produzione, energia compresa, l’olio non dovrebbe scendere sotto i 7 euro al chilo. Le richieste:

  • fermare le importazioni a dazio zero o agevolate da paesi extra Ue, in particolare dalla Tunisia
  • applicare la legge che vieta di vendere sottocosto, pur senza parametri legali per fissare il prezzo giusto

Secondo Loiodice quei flussi incentivano un modello industriale che punta sul prezzo basso e non sulla qualità. Che le importazioni tunisine pesino, però, è la tesi dei produttori. Areté indica come causa principale la ricostituzione delle scorte spagnole e per la Tunisia prevede un raccolto in calo. I listini dello sfuso a settembre dicono comunque che il prodotto estero costa meno:

  • Bari: 4,55 euro al chilo
  • Spagna: 3,67 euro
  • Grecia: 3,88 euro
  • Tunisia: 3,63 euro

Cosa cambia per chi compra l’olio

Per i consumatori il ribasso dei listini è una buona notizia e potrebbe rilanciare i consumi, dopo la forte erosione della domanda negli anni della crisi. Il prezzo in bottiglia però non segue in automatico quello all’origine, perché manodopera, energia, vetro e logistica costano più di qualche anno fa.

Quei 7 euro al chilo di Unapol sono un dato di parte, ma offrono un criterio per leggere le offerte. Sono il costo a monte, prima di imbottigliamento e distribuzione, e un olio italiano venduto sotto quella cifra lascia aperta la domanda su chi abbia pagato la differenza. Il mercato, avverte Areté, non ha finito di muoversi: meteo, domanda e resistenza alla vendita dei produttori spagnoli, con quotazioni ormai vicine ai costi, possono ancora spostare i prezzi.

Per due anni l’extravergine è stato caro perché la Spagna ne aveva poco. Oggi costa meno perché ne ha molto. La situazione iberica fa da metronomo e in mezzo, l’olio italiano ha scoperto quanto del suo premio si reggesse sulla scarsità degli altri.

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Domande frequenti

Quanto costa oggi un chilo di olio extravergine italiano?

Le quotazioni oscillano tra 4 e 4,20 euro al chilo, con alcune segnalazioni a 3,80 euro. Nel novembre 2025 il prezzo era di 9,20 euro.

Perché il prezzo dell’olio italiano è diminuito così tanto?

La causa principale è la ripresa della produzione spagnola dopo due annate segnate dalla siccità. Con più olio disponibile, i prezzi comunitari sono scesi ai minimi dal 2022.

Quanto è calato il valore dell’extravergine italiano in un anno?

Secondo Areté, il prezzo del prodotto italiano è diminuito del 47% in un anno. Anche il premio rispetto all’olio comunitario si è ridotto nettamente.

A quanto dovrebbe essere venduto l’olio italiano per coprire i costi?

Il presidente di Unapol stima che non dovrebbe scendere sotto i 7 euro al chilo per coprire i costi di produzione, compresi quelli dell’energia.

Il calo delle quotazioni farà diminuire anche il prezzo in bottiglia?

Non necessariamente: manodopera, energia, vetro e logistica incidono sui costi e impediscono al prezzo in bottiglia di seguire automaticamente quello all’origine.

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