Il prezzo sale, i nutrienti scendono: cosa è successo al nostro cibo "sano"?

I cibi di oggi sembrano uguali a quelli di sessant’anni fa, ma potrebbero nutrire meno: il calo invisibile che le etichette non raccontano

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  • Decenni di ricerche mostrano un calo significativo di vitamine e minerali in molte colture, con perdite che in alcuni casi superano il 50%.
  • Aumenti di CO2 e pratiche agricole intensive fanno crescere piante più grandi ma meno ricche di ferro, zinco, proteine e alcune vitamine.
  • Soluzioni proposte vanno dall'agricoltura rigenerativa al monitoraggio del suolo; nel frattempo conviene variare la dieta e informarsi sui produttori.

Una mela del 1960 e una mela di oggi hanno lo stesso aspetto, lo stesso peso e, forse, un prezzo leggermente più alto al chilo. Quello che però è proprio cambiato è al suo interno, e sull’etichetta non compare. Da decenni i ricercatori misurano un calo di minerali e vitamine nei prodotti agricoli, con percentuali che in alcuni casi superano il cinquanta per cento. La domanda scomoda arriva subito dopo: stiamo riempiendo il carrello di qualcosa che nutre sempre meno?

Il piatto pieno che nutre a metà

I primi campanelli d’allarme erano già arrivati dagli Stati Uniti. Alla fine degli anni Novanta il Dipartimento dell’Agricoltura americano rilevò che il contenuto di vitamina C nei limoni era calato di quasi un terzo nell’arco di ventidue anni. La vitamina A nelle banane risultava ridotta del cinquantasette per cento, il calcio nelle carote di oltre un quarto.

Il caso più citato riguarda il grano: il suo contenuto minerale è sceso tra il venti e il trenta per cento a partire dagli anni Sessanta. Parliamo dell’ingrediente base di pane e pasta, quindi di una fetta enorme di quello che mangiamo ogni giorno senza farci troppe domande.

La CO₂ gonfia le piante e le svuota

Ma andiamo a oggi, o a quest’anno almeno. Una revisione pubblicata a fine maggio 2026 dai ricercatori dell’Università del Qatar ha rimesso in fila decenni di esperimenti su anidride carbonica e qualità nutrizionale. La conclusione punta verso una riduzione ricorrente di proteine, ferro, zinco e di alcune vitamine del gruppo B in cereali, legumi e ortaggi, con risposte che cambiano molto a seconda della specie e della varietà coltivata.

L’anno prima, un lavoro pubblicato su Global Change Biology aveva analizzato circa cinquantanovemila campioni distribuiti su quarantatré colture diverse, e ha individuato nello zinco il nutriente più penalizzato. Le colture cosiddette C3, cioè frumento e riso in testa, risultano le più esposte: la pianta accumula più zuccheri e fatica a tenere il passo con l’assorbimento dei minerali. Cresce di più, vale di meno.

In Italia i numeri storici mancano

Da noi un monitoraggio pluridecennale paragonabile a quello americano non esiste, anche perché il modello agricolo italiano ha caratteristiche diverse. Il CREA studia da tempo come varietà, tecniche di coltivazione e salute del terreno influenzino la qualità nutrizionale, senza però una serie storica che permetta di dire quanto si è impoverita una carota italiana dal dopoguerra a oggi.

Il quadro europeo, però, qualche indicazione la offre: la direttiva sul monitoraggio del suolo approvata a fine 2025 parte da una fotografia scomoda, tra il sessanta e il settanta per cento dei terreni dell’Unione si trova in condizioni degradate, e gli Stati membri hanno tre anni per costruire sistemi di rilevazione nazionali.

Il biologico si ferma un passo prima

Qui arriva la parte che farà storcere il naso a chi riempie il carrello di bollini verdi: il biologico stabilisce cosa un agricoltore deve evitare di usare, e su quel punto funziona. La fertilità del terreno resta però una conseguenza indiretta, quindi un campo biologico può restare povero di sostanza organica per anni.

L’agricoltura rigenerativa sposta l’obiettivo sul suolo: riduzione o eliminazione dell’aratura, colture di copertura che tengono il terreno sempre protetto, rotazioni ampie, integrazione tra coltivazioni e pascolo, meno fertilizzanti di sintesi. L’idea di fondo è che un terreno vivo di microrganismi produca raccolti più ricchi, oltre che più resistenti al clima.

I numeri che fanno discutere

Alcune ricerche promettono molto. I ricercatori dell’Università di Lincoln hanno confrontato prodotti provenienti da aziende rigenerative e convenzionali, trovando differenze enormi sul ferro nel cavolo riccio e sul selenio nei piselli secchi. Il geologo statunitense David Montgomery sostiene da anni che la rigenerazione sia l’unica correzione possibile agli effetti di un’agricoltura che ha svuotato i terreni per sostenere il boom demografico.

Le revisioni condotte da atenei inglesi e francesi ridimensionano l’entusiasmo, parlando di incrementi modesti e variabili: quasi tutti i sistemi di certificazione esistenti verificano le pratiche agricole dichiarate, quasi nessuno misura il risultato nutrizionale finale. Tradotto, il bollino ti dice come hanno lavorato, non cosa stai mangiando.

La domanda che nessuna etichetta risponde

Sulla confezione trovi calorie, grassi, sale e zuccheri. La densità nutrizionale reale del prodotto, quella che dipende dal terreno in cui è cresciuto, resta invisibile a chi compra. Il consiglio ripetuto da vent’anni ("mangia cinque porzioni di frutta e verdura") si regge su un presupposto che la ricerca sta mettendo in discussione, cioè che una porzione di oggi valga quanto una di allora.

Nell‘attesa di dati italiani e di certificazioni basate sui risultati, restano poche mosse sensate: variare il più possibile, seguire la stagionalità, fare domande a chi coltiva quando se ne ha l’occasione. Un terreno fertile produce cibo migliore, e questo lo sapevano anche i nostri bisnonni. La differenza è che loro non avevano bisogno di uno studio universitario per dimostrarlo.

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Domande frequenti

Perché frutta e verdura contengono meno nutrienti rispetto al passato?

La maggiore CO2 e pratiche agricole intensive hanno aumentato la crescita a scapito dell'assorbimento di minerali e vitamine.

Il biologico garantisce più nutrienti negli alimenti?

Il biologico limita input chimici ma non assicura terreni più fertili: spesso non misura direttamente la densità nutrizionale.

Quali colture sono più colpite dalla perdita di nutrienti?

Cereali come grano e riso (colture C3) mostrano forti cali di zinco e proteine; risposte variano per specie e varietà.

Cosa può fare chi vuole mangiare più nutrienti oggi?

Variare alimenti, seguire la stagionalità e chiedere informazioni ai produttori locali quando possibile per scegliere meglio.

L'agricoltura rigenerativa risolve il problema della qualità nutrizionale?

La rigenerazione migliora salute del suolo e talvolta nutrienti nei prodotti, ma evidenze sono variabili e servono misure sistematiche.

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