Uno dei migliori ristoranti del mondo si trova proprio in Italia (ed è già famosissimo)
I Tastemaker Awards di Food & Wine celebrano nel 2026 i ristoranti capaci di riflettere il movimento di idee, ingredienti e influenze attraverso i confini. Anche un italiano in classifica.
Non ci sono ristoranti francesi. Non ci sono templi della cucina kaiseki giapponese. Non c’è nessuno degli indirizzi che popolano abitualmente le classifiche internazionali più note. La top 10 dei migliori ristoranti del mondo secondo i Tastemaker Awards 2026 di Food & Wine, selezionati da oltre 400 tra chef e giornalisti del settore, racconta qualcosa di preciso su dove si sta spostando l’idea di eccellenza gastronomica nel 2026.
- Il criterio: il punto di vista, non la tecnica
- La classifica completa
- Roscioli: cinquant'anni di storia, 2.900 bottiglie in cantina
Il criterio: il punto di vista, non la tecnica
La rivista americana ha dichiarato esplicitamente il parametro usato: i ristoranti non sono stati scelti per la perfezione tecnica, ma per il loro punto di vista, la capacità di riflettere il movimento di idee, ingredienti e influenze attraverso i confini. Chef che usano la storia del proprio paese, tecniche ancestrali e agricoltura regionale come fondamenta, stratificandoci sopra una prospettiva che nasce dal cucinare lontano da casa. È un criterio che produce una classifica geograficamente distribuita e narrativamente coerente e che spiega perché nessuna delle grandi capitali gastronomiche europee compare in vetta.
La classifica completa
- Ikoyi (Londra, Inghilterra)
- Maido (Lima, Perù)
- CieL Dining (Ho Chi Minh City, Vietnam)
- Arami (La Paz, Bolivia)
- Potong (Bangkok, Tailandia)
- Naar (Darwa, India)
- Botánico (Mexico City, Messico)
- Roscioli Salumeria con Cucina (Roma, Italia)
- Lunch Lady (Vancouver, Canada)
- Saint Peter (Sydney, Australia)
Al primo posto c’è Ikoyi di Londra, fondato da Iré Hassan-Odukale e dallo chef Jeremy Chan, cucina definita "spice-based", con ingredienti dell’Africa occidentale — sorgho, semi di ogbono, vino di palma, baobab — usati come framework per prodotti stagionali britannici, con frequenti incursioni verso l’Asia orientale. Secondo è Maido di Lima, riferimento mondiale della cucina Nikkei peruviano-giapponese dello chef Mitsuharu Tsumura.
Terzo il CieL Dining di Ho Chi Minh City, primo stella Michelin dopo poco più di un anno di apertura. Seguono Arami a La Paz, focalizzato sulla biodiversità amazzonica boliviana, Potong a Bangkok con la cucina sino-thai moderna, Naar in India nell’Himachal Pradesh con 16 coperti immersi in una fattoria biologica, Botánico a Città del Messico. In ottava posizione, unico italiano in top 10, Roscioli Salumeria con Cucina di Roma. Chiudono Lunch Lady a Vancouver e Saint Peter a Sydney.
Roscioli: cinquant’anni di storia, 2.900 bottiglie in cantina
La storia di Roscioli inizia nei 1970, quando il fornaio Marco Roscioli acquista un forno nel Centro Storico di Roma. Con il tempo la focaccia e la pizza al taglio lo rendono noto in tutta la città, poi arriva la salumeria. Il salto decisivo avviene nei primi anni 2000, quando i figli Alessandro e Pierluigi, successivamente affiancati dalla sorella Maria Elena, aprono un ristorante vero e proprio all’interno della salumeria di famiglia.
L’head chef oggi è Gabriele Giura, che lavora con una filosofia di minimo intervento sulle materie prime: guanciale dalle Marche, pomodori dalla Campania, cipolle Cannara dall’Umbria. In cantina, 2.900 bottiglie. Le prenotazioni risultano già al completo fino a giugno, il che dice già molto di quanto questo nome fosse già noto ai più da tempo.
In parallelo alla classifica dei ristoranti, Food & Wine ha pubblicato quella dei migliori bar internazionali: primo posto per il Bar Basso di Milano, storico locale dove è nato il Negroni Sbagliato. Una doppietta italiana in due classifiche mondiali pubblicate lo stesso giorno. Nessun vanto nazionale invece nella classifica degli aeroporti dove si mangia meglio, di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa.
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