Il miglior caffè del mondo? Non è dove te lo aspetti: vince una torrefazione dell’Arkansas

Onyx Coffee Lab di Bentonville vince la World's 100 Best Coffee Shops 2026. Faro a Roma e Ditta Artigianale in classifica, ma l'Italia piazza solo due locali su cento.

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L’immaginario la vorrebbe a Napoli o in qualche borgo sospeso della costiera. Eppure la miglior caffetteria del mondo non è qui. Non è neppure a Milano o a Tokyo o a Copenhagen. È a Bentonville, Arkansas (si pronuncia arkanso, con pesante accento americano), una città di 60.000 abitanti nel cuore degli Stati Uniti, famosa soprattutto per essere la sede centrale della catena Walmart.

Onyx Coffee Lab, torrefazione americana con diverse sedi in quello stato, si aggiudica il primo posto nella più recente edizione dei World’s 100 Best Coffee Shops, classifica presentata durante il CoffeeFest di Madrid e costruita su oltre 15.000 candidature da tutto il mondo.

Come funziona la classifica

La classifica è alla sua seconda edizione ed è ancora piuttosto acerba, ma si è già ritagliata attenzione nel settore. Il metodo combina voto popolare e giudizio specialistico: il pubblico conta per il 30% del punteggio finale, mentre un panel di oltre 800 esperti del settore (baristi, torrefattori, professionisti del caffè) è responsabile del restante 70%. I criteri includono qualità della bevanda, competenza del personale, atmosfera, costanza del servizio, innovazione e pratiche di sostenibilità.

A titolo d’esempio, il vincitore segue un format volutamente trasparente. L’intera filiera è visibile al pubblico, dall’acquisto del caffè verde e la tostatura di prova fino alla produzione a pieno regime, con una struttura di formazione per baristi e un coffee bar d’avanguardia. I visitatori possono sedersi con il loro caffè mentre i macchinari della torrefazione lavorano a vista. L’altra peculiarità che lo distingue è la sua natura ibrida: all’interno convivono una bakery, una taqueria, un mezcal bar, un ristorante con 20 coperti e un cocktail bar di alto livello.

Tutto ciò dice qualcosa di preciso su dove sta andando il concetto di "caffetteria di eccellenza" nel mondo, verso la dimensione esperienziale come tutto il resto. A completare il podio ci sono il norvegese Tim Wendelboe di Oslo, uno dei nomi più influenti della torrefazione europea e Alquimia Coffee di El Salvador.

USA, Australia, Perù: chi domina davvero

Analizzando la classifica completa, gli Stati Uniti risultano il Paese più rappresentato con 9 presenze, dai locali dell’Arkansas fino a Texas e Illinois. L’Australia segue con 7 vocitra cui Toby’s Estate, Proud Mary e Single O, confermando la storica vocazione del Paese per la cultura del caffè specialty.

La vera sorpresa è il Perù con 5 locali in top 100, segnale di un movimento di specialty coffee latinoamericano in fortissima crescita. Difatti, sommando le presenze di Perù, Guatemala, Colombia, El Salvador, Honduras, Cile, Messico, Ecuador, Argentina e Brasile, l’America Latina occupa circa un quarto dell’intera classifica.

Il paradosso italiano

In questo scenario, l’Italia — Paese che ha esportato l’espresso nel mondo e che per decenni ha dettato gli standard del caffè da bar — piazza soltanto due caffetterie su cento. La prima è Faro – Luminari del Caffè di Roma, al 42° posto: aperto nel 2016 in via Piave, punta su caffè da singole piantagioni, torrefazione interna con Aliena Coffee Roasters e un’offerta gastronomica curata. La seconda è Ditta Artigianale, fondata dal campione barista Francesco Sanapo a Firenze nel 2013 come micro-torrefazione specialty, oggi al 62° posto con la sua sede italiana.

Il risultato non è una bocciatura del caffè italiano in senso assoluto, ma una fotografia precisa di come funzionino queste classifiche. Premiano la cultura dello specialty coffee, con le sue tostature chiare, i caffè monorigine e la tracciabilità della filiera. Un modello diverso da quello del bar espresso tradizionale che in Italia resta dominante, ma che fatica a essere valutato con questi parametri.

Come detto, la classifica è giovane ed è in cerca di consolidamento rispetto ad altri riconoscimenti internazionali. Eppure non dobbiamo commettere l’errore di pensare che questo fattore ne sminuisca le evidenze, schierandoci a difesa del nostro orticello. La direzione è chiara e il caffè di qualità, in tutte le sue sfaccettature, non ha più una sola patria.

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