La marmellata diventa un'arma di ricatto: 100mila euro per evitare il peggio sugli scaffali

Una richiesta di 100mila euro, una sostanza altamente tossica e un barattolo di marmellata manomesso: la vicenda del Trentino arriva in tribunale a Verona

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  • Un uomo è a processo a Verona per tentata estorsione a un produttore di confetture, minacciato con un video di contaminazione.
  • La richiesta era di 100mila euro; l’allarme del 2022 portò al ritiro precauzionale dei vasetti in un punto vendita della Val di Fassa.
  • Il solfato di tallio è altamente tossico e difficile da rilevare negli alimenti; tappo, sigilli e contenuto possono aiutare a individuare manomissioni.

Un vasetto di marmellata preso da uno scaffale, una telecamera accesa e una sostanza versata dentro: già così fa impressione, ma fa ancora più impressione sapere che si tratta di una vicenda realmente accaduta, protagonista di un video girato per spaventare un’azienda e convincerla a pagare.

Quella storia, cominciata in un supermercato del Trentino, è da pochissimo arrivata in un’aula di tribunale a Verona. Fa paura, ma racconta anche un modo di ricattare ancor più subdolo e drammatico, che sfrutta la fiducia dei consumatori verso ciò che comprano ogni giorno e mette a rischio la loro sicurezza.

Il ricatto e il video dal supermercato

L’imputato ha 51 anni ed è originario di Trieste. Nelle ultime ore è a processo per tentata estorsione ai danni di un noto brand di confetture con sede a Verona. Il dibattimento è entrato nel vivo, con le deposizioni di chi aveva denunciato. Secondo l’accusa, l’uomo aveva inviato all’azienda una serie di e-mail da un indirizzo criptato, firmandosi con un nome inventato.

La richiesta era di 100mila euro, in cambio della promessa di non lasciare sugli scaffali vasetti contaminati. In un primo momento i destinatari avevano scelto di ignorare i messaggi. La situazione è cambiata quando a una delle mail è stato allegato un filmato: l’uomo si riprendeva mentre inseriva del solfato di tallio in un barattolo in vendita in un supermercato della Val di Fassa.

La scelta della sostanza spiega perché la minaccia sia stata presa sul serio: il solfato di tallio è inodore e insapore, si scioglie facilmente e in passato era impiegato come topicida, uso oggi vietato in molti Paesi proprio per la sua elevata tossicità. Una volta ingerito può causare disturbi gastrointestinali e danni al sistema nervoso, e tra i segni tipici dell’intossicazione c’è la caduta dei capelli. Mescolato a una confettura, sarebbe impossibile da riconoscere con l’assaggio.

L’allarme in Val di Fassa e il ritiro dei vasetti

I fatti risalgono alla primavera del 2022. Il punto vendita di San Giovanni di Fassa diffuse un avviso ai clienti: chi aveva acquistato confetture di quel marchio, di qualsiasi gusto e formato, nelle 48 ore precedenti doveva evitare di consumarle e riportarle in negozio per la sostituzione. L’azienda sporse subito denuncia e precisò che la manomissione era estranea alle fasi di produzione e distribuzione e che non riguardava lotti specifici.

Il ritiro precauzionale ha avuto un costo. Nella prima udienza il rappresentante legale della società ha ricordato il danno economico legato ai prodotti tolti dalla vendita, un aspetto che in casi simili pesa sulle aziende anche quando nessun consumatore resta coinvolto.

Come controllare un vasetto prima di aprirlo?

Episodi come questo restano rari, e in questo caso l’allarme è partito prima che qualcuno potesse consumare il prodotto. Qualche gesto in più al momento dell’acquisto aiuta comunque a riconoscere una confezione manomessa. Il primo riguarda il tappo: nei vasetti sottovuoto la parte centrale della capsula deve essere leggermente incavata e restare ferma quando la si preme. Se si solleva o fa clic prima dell’apertura, il vuoto si è perso. All’apertura, il classico schiocco conferma che la chiusura era integra.

Vale la pena osservare anche eventuali sigilli o fascette di garanzia, segni di forzatura sul bordo, residui sul vetro o un contenuto dall’aspetto anomalo. Davanti a un dubbio, la scelta più sicura è lasciare il vasetto sullo scaffale e segnalarlo al personale del punto vendita, oppure riportarlo se è già stato acquistato.

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Domande frequenti

Che cosa chiedeva l’uomo all’azienda di confetture?

Secondo l’accusa, chiedeva 100mila euro in cambio della promessa di non lasciare sugli scaffali vasetti contaminati.

Come ha dimostrato di poter contaminare i vasetti?

Ha inviato all’azienda un video in cui si riprendeva mentre versava solfato di tallio in un vasetto in vendita in un supermercato della Val di Fassa.

Perché il solfato di tallio è particolarmente pericoloso negli alimenti?

È inodore e insapore, si scioglie facilmente e può causare disturbi gastrointestinali e danni al sistema nervoso. In una confettura sarebbe difficile accorgersi della contaminazione assaggiandola.

Che cosa dovevano fare i clienti dopo l’allarme in Val di Fassa?

Chi aveva acquistato confetture del marchio nelle 48 ore precedenti doveva evitare di consumarle e riportarle in negozio per la sostituzione.

Come si può verificare se un vasetto è stato manomesso?

Controlla che il centro del tappo sia incavato e fermo, e osserva sigilli, bordo e contenuto. Se noti anomalie, non acquistarlo e avvisa il personale; se lo hai già comprato, riportalo.

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