Non si dovrebbero mai lavare le uova: il motivo ha a che fare con i batteri
Lavare le uova non è 'cosa buona e giusta', c'è perfino un Regolamento europeo che chiarisce quali sono gli unici casi in cui è possibile sottoporre questo cibo a un lavaggio.
- Le uova non andrebbero mai lavate sotto l’acqua corrente perché il guscio poroso può perdere la sua protezione naturale e contaminarsi.
- La normativa europea vieta il lavaggio delle uova fresche destinate al consumo umano, salvo casi particolari con centri certificati.
- Se la cuticola si danneggia, aumentano i rischi di batteri come Salmonella ed Escherichia, con possibili infezioni anche serie.
In linea di massima, non ci sono problemi nel lavare il cibo, anzi, è caldamente consigliato. Tuttavia, ci sono delle eccezioni che è bene stamparsi bene in testa, se necessario anche a caratteri cubitali, perché ne va della propria salute. È il caso delle uova, che non andrebbero mai, ripetiamo mai, passate sotto l’acqua corrente o immerse in acqua.
Perché non lavare le uova?
Se c’è una regola di igiene alimentare che divide è quella che riguarda il lavaggio delle uova: qualcuno lo fa e altri no. Non si tratta, però, di semplici schieramenti: in ballo c’è la propria salute e quella dei commensali, per cui è bene conoscere i rischi e comportarsi di conseguenza.
La norma da ripetere a menadito è una e una soltanto: mai lavare le uova. All’apparenza sembra una buona azione, un modo per evitare che eventuali germi entrino in contatto con altri cibi, ma la realtà è completamente diversa. Quel gesto che pare innocuo è un’arma a doppio taglio perché non fa altro che aumentare il rischio di contaminazioni.
Il motivo è presto detto: il guscio dell’uovo, per sua natura poroso, è rivestito esternamente da una cuticola sottile che impedisce l’ingresso dei batteri. L’acqua con cui entra in contatto con il lavaggio o l’ammollo non fa altro che lacerarla e, di conseguenza, favorisce l’accesso di eventuali patogeni presenti sulla superficie.
Il Regolamento Europeo
Il lavaggio delle uova non è una questione ‘personale’, se così possiamo definirla, ma una regola che dovrebbe valere per tutti. Non a caso, c’è anche un Regolamento Europeo, il n. 589/2008, che chiarisce la questione. La normativa parla chiaro: le uova fresche destinate al consumo umano non vanno lavate, né dopo la deposizione né prima della vendita.
Soltanto alcuni Stati membri, dotati di centri di lavaggio certificati e dedicati esclusivamente alle uova, possono non rispettare la norma. Tuttavia, è doveroso sottolineare che, nonostante tutto, non hanno il permesso di esportarle o commercializzarle in altri Paesi.
Tra l’altro, un altro Regolamento, il n. 2295/2003, classifica le uova in due gruppi: A, destinate al consumo umano, devono essere pulite e avere guscio e cuticola intatti (se così non fosse, le uova vanno scartate prima della commercializzazione); B, gli esemplari che non hanno queste caratteristiche di integrità e sono destinati soltanto per l’industria di trasformazione, alimentare e non.
Cosa si rischia?
Per comprendere meglio quali sono i rischi che si nascondono dietro un gesto tanto semplice come lavare le uova, bisogna andare oltre il guscio e ‘visualizzare’ la barriera protettiva che c’è prima. Questa sottile cuticola, se lacerata, può consentire il passaggio di svariati batteri come: Salmonella, Pseudomonas, Proteus, Escherichia, Staphylococcus e Bacillus.
È bene sottolineare che i gusci possono contaminarsi in diverse fasi: dalla produzione da parte della gallina (basti pensare al materiale fecale) alla manipolazione da parte dell’uomo, passando per le lavorazioni in fase di stoccaggio e trasporto. Il rischio minore? Le infezioni gastrointestinali, che però in alcuni soggetti possono provocare anche severe disidratazioni e infezioni sistemiche.
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