È l'olio d'oliva l'ingrediente più rappresentativo d'Italia: è immancabile

Secondo una nuova ricerca di Nomisma presentata in anteprima a SOL Expo, l'olio EVO è presente nel 96% dei carrelli della spesa degli italiani. La sfida? Comunicarne meglio i benefici.

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C’è un ingrediente che gli italiani usano quasi ogni giorno, che considerano fondamentale, ma di cui sanno ancora poco. Secondo i dati, ha tutto il potenziale per diventare un simbolo ancora più forte di quanto non sia già. Parliamo dell’olio EVO, l’oro verde come lo si definisce lasciando intendere la sua importanza per l’economia nostrana, specialmente da quando è stato eletto superfood a livello planetario.

A fotografare il rapporto degli italiani con il prezioso condimento è stata una nuova consumer survey, condotta su 2000 persone da Nomisma per SOL Expo, il salone dedicato all’olio d’oliva di Veronafiere, in programma dal 1° al 3 marzo 2026. Il risultato è netto: l’EVO si classifica al terzo posto tra i prodotti più rappresentativi della tavola italiana, dopo pasta e pizza e un gradino davanti al vino. Un italiano su due lo ha indicato spontaneamente come simbolo della nostra identità gastronomica.

Presente nel 96% dei carrelli, ma ancora poco raccontato

La penetrazione nei consumi è quasi totale: l’extravergine è presente nel 96% dei carrelli della spesa degli italiani, con un profilo di acquirente che tende ad essere over 45, residente al Sud, con figli e con uno stile di vita che mescola attenzione alla sostenibilità, ricerca del piacere e legame con il territorio.

Il principale fattore d’acquisto è l’origine geografica, che risulta determinante per più della metà degli intervistati, con attenzione crescente alle denominazioni DOP e IGP e alle proprietà benefiche per l’organismo. Eppure proprio su questo fronte emerge il margine di crescita più significativo.

Sei consumatori su dieci dichiarano di voler sapere di più sui benefici dell’olio EVO per la salute e l’83% si dice più propenso all’acquisto dopo averne appreso le proprietà. Numeri che, come sottolinea Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma, evidenziano uno spazio di miglioramento importante sul fronte della comunicazione e del posizionamento.

La ristorazione come leva, l’oleoturismo come opportunità

Due dati aggiuntivi delineano le direzioni di sviluppo del settore. Il primo riguarda il fuori casa, in quanto per il 49% dei consumatori le storie legate al produttore, al processo produttivo o agli abbinamenti influenzano le scelte d’acquisto dell’olio EVO. Il 34% dichiara poi che un’esperienza positiva al ristorante si riverbera poi anche sulle decisioni al supermercato. La ristorazione, dunque, non è solo un canale di consumo ma un vero e proprio strumento di educazione al prodotto.

Il secondo dato guarda al turismo esperienziale, con il 45% degli italiani che si dichiara interessato a proposte di oleoturismo, un segmento ancora giovane, ma con potenziale di crescita significativo, soprattutto nei territori a vocazione olivicola che potrebbero creare una rete di musei d’impresa, seguendo le orme di alcuni noti alcolici.

Un patrimonio da valorizzare meglio

L’indagine arriva in un momento di particolare attenzione istituzionale al sistema agroalimentare italiano, reduce dal riconoscimento UNESCO alla cucina italiana dello scorso dicembre. In questo contesto, i dati Nomisma suggeriscono che l’extravergine ha già conquistato un posto solido nell’identità gastronomica del Paese, un patrimonio da difendere dalle insidie del mercato e dalle sfide del futuro, ma che trasformarlo in un asset economico e culturale pienamente valorizzato richiede ancora lavoro sul versante della narrazione, della conoscenza e dell’esperienza diretta con il prodotto.

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