Qual è la pasta più amata dagli italiani? La risposta non è scontata
Quando si parla di pasta, gli italiani hanno pochi dubbi: si lasciano affascinare dalle novità, ma le varietà più richieste restano sempre le stesse.
- In Italia la pasta resta alimento centrale: la semola tradizionale domina i consumi nonostante la crescita delle alternative.
- Le paste senza glutine, integrali e di cereali alternativi registrano aumenti significativi, spinte da diagnosi più frequenti di celiachia e da scelte più salutistiche.
- Il mercato vale centinaia di milioni: la domanda cresce e i pastifici nazionali mantengono produzione attiva fra tradizione e innovazione.
Ogni giorno nascono diete drastiche che provano a mettere la pasta al bando, ma gli italiani, fortunatamente, continuano a considerarla un cibo cardine dell’alimentazione quotidiana. Ma, quali sono le varietà più richieste dalla popolazione? A quanto pare, la tradizione vince su tutto, pure sulle alternative più healthy, proteiche e, perché no, alla moda.
Le varietà di pasta più richieste in Italia
In Italia, il mercato della pasta vale 247 milioni di euro e continua a crescere di anno in anno. Pennette, fusilli & Co. sono onnipresenti sulle nostre tavole e, considerando l’epoca in cui siamo immersi, in cui spesso il virtuale si sostituisce al reale, viene da gioire. Ironia a parte, per quel che riguarda la pastasciutta possiamo considerarci salvi: almeno per i prossimi anni, i pastifici nostrani continueranno a lavorare a pieno regime.
Non si può nascondere, però, che negli ultimi anni ci siano stati cambiamenti. Accanto alle varietà tradizionali, nei nostri supermercati sono arrivate qualità diverse, che fino a qualche tempo fa erano appannaggio di una cerchia ristretta, se non ristrettissima, della popolazione. Ci riferiamo, ad esempio, alla pasta senza glutine, integrale, di kamut o di riso. Secondo le stime, queste produzioni "alternative" sono arrivate a 51.432 tonnellate, per un valore complessivo di 122 milioni di euro.
Un comparto in evoluzione, che tuttavia non ha modificato le preferenze della maggior parte degli italiani. Margherita Mastromauro, Presidente dei pastai di Unione Italiana Food, ha dichiarato: "Stiamo parlando di numeri decisamente più piccoli rispetto a quelli della pasta tradizionale, ma che sono comunque interessanti e importanti, anche perché testimoniano un altro elemento tipico del nostro settore. Genuinità, ma anche gusto, che fanno comunque capo alla nostra tradizione pastaria".
Pasta di semola Vs "pasta alternativa"
Secondo un’indagine condotta da Unione Italiana Food, in Italia il consumo di pasta si aggira tra 1,3 e 1,7 milioni di tonnellate annue, con una media di circa 23,3 kg pro capite all’anno. In questo scenario, la pasta di semola classica continua a essere la regina indiscussa. La maggior parte degli italiani continua a sceglierla ogni giorno, optando solo di tanto in tanto per le altre varietà.
Anche se la tradizione vince sull’innovazione, c’è da dire che la pasta "alternativa" si sta facendo apprezzare sempre di più. Che siano fusilli integrali, pennette di kamut, mezze maniche di avena o spaghetti di legumi poco conta, il gradimento crescente della popolazione è fuori dubbio.
Nello specifico, la pasta di semola senza glutine è quella che registra l’aumento di consumo maggiore, con 18.041 tonnellate (+5,6% a consumo) e un valore di 98 milioni di euro (+7,7%), mentre la pasta di semola di altri grani è a quota 7.266 tonnellate per un valore di 27 milioni di euro.
Sicuramente, il fatto che i prodotti senza glutine stiano crescendo sempre di più è da ricollegare ai progressi fatti nella diagnosi della celiachia. Rispetto al passato, oggi questa malattia è molto più conosciuta e "riconosciuta". Invece, per quanto riguarda le altre varietà, l’aumento del consumo dimostra che la popolazione riserva maggiore attenzione alla propria alimentazione, scegliendo alternative più healthy e proteiche.
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