Guardare i video dei food influencer fa venire più fame: come esporsi ai contenuti sul cibo

I video dei food influencer devono provocare qualche reazione, altrimenti non avrebbero senso, ma possiamo incolparli anche del senso di fame? Diversi studi accendono i riflettori.

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Food influencer con tanti cibi che registra un video
  • I food influencer orientano acquisti e desideri alimentari, con un impatto che dipende da autenticità percepita, frequenza dei messaggi e immagini proposte.
  • Le ricerche citate mostrano che i video possono stimolare la fame, soprattutto quando mostrano cibi poco sani e coinvolgono attivamente la platea social.
  • La prudenza resta fondamentale, soprattutto per i più piccoli, perché l’esposizione continua a questi contenuti può tradursi in scelte alimentari concrete.

Fino a qualche anno fa, le ispirazioni per le ricette le prendevamo al massimo da La prova del cuoco o da Gusto (storica rubrica del Tg5). Oggi, invece, basta aprire un social a caso e ritrovarsi sommersi da contenuti allettanti di food influencer o presunti tali. Ma, quanto influenzano le nostre scelte alimentari? Di mezzo c’è solo la spesa o entra in gioco anche la fame?

Food influencer: quanto influenzano le scelte?

Un tempo erano solo le pubblicità, oggi sono anche gli influencer a muovere le fila degli acquisti, pure per quel che riguarda l’universo del food. Ricette da replicare, ristoranti da provare e perfino le migliori padelle da acquistare: gli ‘influenzatori’ del mondo virtuale hanno un potere non indifferente, che spesso viene sottovalutato. Pensate che, secondo studi recenti, potrebbero influire addirittura sul senso della fame.

Secondo un recente studio, svoltosi nel 2026 su quattro focus group composti da 25 adolescenti tra i 15 e i 16 anni, non tutti i food influencer provocano le stesse reazioni negli utenti. Nello specifico, ai ragazzi è stato chiesto perché i contenuti di TikTok avevano stimolato la loro fame ed è emerso che non dipende solo dal personaggio, ma anche dal tipo di filmato, dal modo in cui appaiono gli alimenti e, ciliegina sulla torta, dai commenti della platea.

Questo significa che il blogger gioca un ruolo importante, ma la fame viene incentivata pure dalle immagini che appaiono nel video e dalla reazione degli utenti. Pensiamo, ad esempio, alle vecchie ricette che diventano virali pur non essendo nuove o nemmeno così golose. Lo studio, seppur non sufficiente per avere certezze, basta a stabilire che un contenuto può stimolare un desiderio, ma non è detto che lo stesso si trasformi in fame o altro.

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Persona fotografa con lo smartphone cibo poco salutare

Le "influenze" negative battono le positive

Un’altra indagine svolta dalla King Abdul Aziz University e dalla University of Jeddah pubblicata sul Journal of Health, Population and Nutrition, accende i riflettori su un altro aspetto importante. La ricerca ha intervistato 17 studenti particolarmente attivi sui social con almeno un food influencer tra i loro "seguiti".

Tutti hanno dichiarato di avere visto quotidianamente pubblicità alimentari diffuse proprio dal o dai blogger seguiti, ma questo è il dettaglio meno inquietante. Gli intervistati hanno candidamente ammesso che le loro scelte sono guidate soprattutto da: autenticità dell’influencer (spoiler, è rarissima se non inesistente, specialmente se in ballo ci sono Adv o gift), ripetizione del messaggio (quante volte si parla di un dato cibo/argomento/locale) e presenza frequente di fast food, dolci e altri alimenti considerati poco salutari.

In altre parole, più il messaggio veicolato è frequente e maggiore è la possibilità che l’utente venga invogliato a compiere un’azione. Attenzione, con "messaggio" non intendiamo solo lo "spot", ma anche la presenza di un personaggio. Non a caso, uno degli intervistati ha ammesso di essere andato nel ristorante di un influencer proprio perché quotidianamente bombardato dalla sua sponsorizzazione.

Vietato demonizzare, meglio saper scegliere

Lungi da noi voler demonizzare gli influencer, anche perché gli studi effettuati fino a oggi non sono sufficienti per sparare sentenze, ma una precisazione è doverosa. È indubbio che questi personaggi, sia nel settore del food che negli altri, abbiano un potere ed è bene averne consapevolezza. Se un blogger parla bene di un dato cibo/prodotto perché "pagato" (Adv) o gli è stato "regalato" (gift), è bene non prendere le sue parole per oro colato. Bisogna valutare la situazione, fermandosi un attimo in più ad analizzare i dettagli (nel caso degli alimenti, ad esempio, l’etichetta).

Attenzione, però, perché questo ragionamento non si può applicare ai bambini. Secondo uno studio randomizzato su utenti tra i 9 e gli 11 anni pubblicato su Pediatrics, i bimbi che guardano quotidianamente contenuti di cibi poco salutari sono portati a consumarli anche nella vita reale, cosa che non accade se sottoposti a video di snack sani: non li scelgono comunque. Ergo, non abbandonate i vostri figli o nipoti davanti allo smartphone senza alcun controllo: l’alimentazione è il problema minore.

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Domande frequenti

I food influencer influenzano davvero le nostre scelte?

Sì, incidono sugli acquisti e possono orientare anche desideri e abitudini, soprattutto quando i contenuti sono frequenti, autentici e molto visivi.

Che cosa fa venire più fame nei video di cibo?

Contano il tipo di filmato, l’aspetto degli alimenti e perfino i commenti degli utenti. Un contenuto ben costruito può aumentare il desiderio di mangiare.

Perché i contenuti di TikTok pesano così tanto?

Perché uniscono immagini immediate, ripetizione del messaggio e coinvolgimento sociale. Questo mix rende più facile farsi incuriosire e restare esposti al richiamo del cibo.

I food influencer spingono più verso cibi sani o poco sani?

Le indagini citate indicano un peso maggiore dei contenuti negativi, con fast food, dolci e cibi poco salutari che attirano più attenzione e interazioni.

I bambini sono influenzati come gli adulti?

Nei bambini l’effetto è più forte: chi guarda spesso video di cibi poco sani tende a consumarli anche nella vita reale. Serve quindi maggiore controllo.

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