Fermo pesca dei ricci, la polemica esplode tra ristoratori e pescatori

Scaduto il 5 maggio il divieto triennale imposto dalla legge regionale, mentre i biologi confermano una lenta ripresa. Sul tavolo una proroga fino al 2027 con finestre regolamentate per chi ha licenza.

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Lo scorso 5 maggio, in Puglia, è scaduto un divieto durato tre anni. La legge regionale 6/2023 aveva fermato la pesca dei ricci di mare lungo tutta la costa pugliese, nel tentativo di salvare una specie ormai a un passo dalla scomparsa. Il termine dei tre anni non era stato scelto a caso, era stato adottato anche dalla Sardegna nel 2021 e non sembra aver prodotto i risultati sperati.

Nel 2023, i monitoraggi parlavano di una densità ridotta a 0,2 esemplari per metro quadrato in Puglia, praticamente dei fondali desertificati. Oggi, alla scadenza dei termini, i biologi tornano a contare ricci e in Regione si discute di cosa fare adesso.

Cosa dicono i dati sui ricci di mare in Puglia

Il dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche dell’Università del Salento, insieme ad Arpa Puglia, ha condotto nel 2025 sei monitoraggi lungo trecento chilometri di costa salentina. I risultati, presentati in IV Commissione consiliare regionale, raccontano una ripresa lenta quanto reale: gli esemplari sono più numerosi e soprattutto più grandi. Un dettaglio non da poco, perché i ricci di taglia maggiore sono anche i principali produttori di uova e gameti, quelli che permettono alla popolazione di ricostituirsi nel tempo.

Il problema è che i dati mostrano solo una timida ripresa rispetto alle esigenze reali e per altro coprono solo il Salento. A nord di Brindisi la situazione resta sconosciuta e Arpa Puglia ha chiesto di non affrettare le riaperture senza un quadro completo. La proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, va in questa direzione: prorogare il fermo fino al 2027, ma aprire finestre regolamentate per i pescatori con licenza.

La protesta dei pescatori

Da tre anni i pescatori subacquei professionisti pugliesi sono fermi. Pagano l’assicurazione, rinnovano le licenze, manutengono attrezzature e barche. Non incassano. L’Associazione Pescatori Subacquei Professionisti, che riunisce 41 lavoratori della regione, ha denunciato fin dall’inizio l’assenza di sussidi promessi e mai arrivati. Nel frattempo, raccontano, il bracconaggio non si è mai fermato.

È questo il nodo che pesa di più nel dibattito attuale. Coldiretti Pesca Puglia ha messo per iscritto quello che da mesi i pescatori onesti dicono ad alta voce: il divieto totale ha bloccato chi lavora con regolarità, ma non ha impedito il prelievo illegale. I sequestri operati da Guardia di Finanza e Capitanerie di Porto sono ancora all’ordine del giorno e nelle pescherie pugliesi i ricci che si trovano arrivano spesso da Croazia, Albania o Grecia, con prezzi che al ristorante toccano anche i tre euro al pezzo. Un paradosso amaro: la legge nasce per proteggere il riccio pugliese e finisce per far arricchire le marinerie straniere.

Cosa succederà ora

La proposta sul tavolo prevede finestre temporali di pochi mesi all’anno, tetti massimi di cattura (si parla di non più di cinquecento esemplari per pescatore), comunicazione obbligatoria via piattaforma telematica delle uscite e delle destinazioni del prodotto, inasprimento delle sanzioni per chi pesca senza titolo e divieto di vendita della polpa di riccio non certificata. L’obiettivo dichiarato è costruire una vera filiera tracciata, che permetta al consumatore di sapere da dove arriva il riccio che mangia.

Per gli amanti degli spaghetti al riccio, piatto identitario della costa pugliese, il messaggio è doppio. La strada per tornare ad assaggiare il sapore vero del Mediterraneo, quello che racconta le praterie di posidonia e gli scogli del Salento, passa anche da una scelta personale: chiedere sempre la tracciabilità e diffidare dei prezzi troppo bassi. Dietro a un piatto sottocosto, di solito, c’è qualcuno che ha pescato di frodo.

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Domande frequenti

Perché è stato imposto il divieto di pesca dei ricci in Puglia?

La legge regionale 6/2023 ha fermato la pesca per proteggere una specie vicina alla scomparsa e permettere la ripresa delle popolazioni.

I monitoraggi mostrano una ripresa delle popolazioni di ricci?

Sì, i controlli nel 2025 nel Salento registrano una timida ma reale ripresa: più esemplari e di taglia maggiore, importanti per la riproduzione.

Perché alcuni chiedono di prorogare il fermo fino al 2027?

Perché i dati indicano una ripresa lenta e incompleta e le rilevazioni coprono solo il Salento; serve un quadro più completo prima di riaprire.

Che impatto ha avuto il divieto sui pescatori locali?

I pescatori professionisti sono fermi da tre anni, pagano costi senza reddito e lamentano la mancanza dei sussidi promessi.

Quali misure propone la Regione per riaprire la pesca in modo sostenibile?

Finestre temporanee, limiti di cattura per pescatore, tracciabilità telematica, sanzioni più dure e divieto di vendere polpa non certificata.

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