Epatite A, i sintomi: i casi in Italia, i cibi da evitare e cosa sapere sul contagio

Dal focolaio campano all'inchiesta della Procura di Napoli, passando per i casi nel Lazio e in Toscana: tutto quello che c'è da sapere per sedersi a tavola con consapevolezza

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Non c’è un allarme per i casi di epatite A registrati in Italia, ma certamente una situazione da monitorare per ricostruire il percorso dell’infezione e individuare eventuali responsabilità. Il contagio è partito dalla Campania, dove da marzo si sono registrati 110 casi dei 160 registrati in Italia. Da lì si sarebbe poi spinto nel Lazio, per toccare infine la Toscana, con un caso conclamato in una scuola di Grosseto.

Nel mezzo c’è un’inchiesta della Procura di Napoli, sequestri dei NAS e il sospetto che qualcuno abbia mescolato cozze contaminate con prodotto italiano. Con Pasqua alle porte e la tavola imbandita di frutti di mare, capire cosa sta succedendo davvero è più utile che farsi prendere dal panico.

L’ipotesi investigativa: cozze italiane mischiate con prodotto estero

L’indagine è aperta. La Procura di Napoli ha avviato un fascicolo contro ignoti per commercio e detenzione di alimenti pericolosi per la salute. I carabinieri del NAS stanno effettuando controlli a tappeto: negli ultimi giorni sono stati sequestrati circa 50 chili di prodotti e prelevati campioni per l’analisi. L’ipotesi principale è che partite di cozze contaminate, importate dall’estero, siano state mescolate con prodotto italiano e immesse sul mercato. Sotto la lente anche eventuali scarichi fognari nel litorale a nord della costa campana.

L’arrivo del virus nel Lazio sarebbe avvenuto intorno al 20 febbraio con una partita di cozze provenienti da Bacoli, poi individuata e ritirata dal mercato. Le abbondanti piogge di quel periodo avrebbero favorito rimescolamenti in mare, accelerando la contaminazione.

A Pasqua attenti alla tavola: le regole da seguire

Con le festività alle porte ed allarmi alimentari di vario tipo a preoccupare la penisola, i medici di medicina generale hanno attivato una rete interna e una campagna informativa. Il messaggio è chiaro: nessun allarme, ma la massima attenzione a tavola. Pier Luigi Bartoletti, segretario della Fimmg Roma, invita a tenere sotto controllo i sintomi — febbre alta, nausea, vomito, perdita di appetito — e a prestare attenzione ai molluschi crudi.

L’epatite A è autolimitante, significa che tende a guarire da sola nella stragrande maggioranza di casi. Il virus HAV sopravvive nelle cozze e nelle vongole allevate in acque contaminate da scarichi fognari e viene eliminato solo con una cottura completa. Il lavaggio delle mani, della frutta e della verdura rimane la misura preventiva più efficace insieme alla cottura. Non serve quindi rinunciare ad avere questi alimenti nel menù, basta prestare attenzione alla manipolazione e mettere al bando il crudo.

Il vaccino c’è, e funziona

Contro l’epatite A esiste un vaccino che garantisce protezione già dopo due o tre settimane. È raccomandato per i contatti di casi accertati,  purché somministrato entro 15 giorni dall’insorgenza dei sintomi, nonché per chiunque viaggi verso Paesi dove il virus è endemico. Chi ha una malattia epatica cronica è particolarmente a rischio e dovrebbe valutarne la somministrazione con il proprio medico.

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