8 cuoche per l'8 marzo: le chef iconiche che cambiano la cucina italiana
Dall’alta cucina al legame con il territorio, otto chef italiane mostrano come la gastronomia del Paese stia evolvendo oggi. Un racconto per l’8 marzo
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La Giornata Internazionale della Donna, che ricorre l’8 marzo, è un momento dedicato alla riflessione sul ruolo delle donne nella società, nel lavoro e nella cultura. Anche la cucina italiana contemporanea racconta questo cambiamento: sempre più chef stanno ridefinendo linguaggi gastronomici, modelli di ristorazione e rapporto con il territorio, contribuendo a trasformare uno dei patrimoni culturali più identitari del Paese. Tra le protagoniste di questa evoluzione ci sono Antonia Klugmann, Chiara Pavan, Cristina Bowerman, Iside De Cesare, Isabella Potì, Nadia Santini, Solaika Marrocco, Viviana Varese: percorsi diversi, generazioni differenti e visioni personali che mostrano come la cucina italiana oggi si muova tra memoria, ricerca e sperimentazione, senza perdere il legame con le proprie radici. Parlare di queste chef proprio in occasione dell'8 marzo significa osservare da vicino un cambiamento reale: quello di una gastronomia che continua a evolversi anche grazie al loro contributo.
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Antonia Klugmann
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Chiara Pavan
Chiara Pavan guida, insieme al compagno Francesco Brutto, il ristorante Venissa a Mazzorbo (Laguna di Venezia), un contesto che non è solo “location”, ma parte integrante del progetto gastronomico. Il punto di innovazione più riconoscibile è la definizione di “cucina ambientale”: non una formula comunicativa, ma un’impostazione che prova a descrivere l’ecosistema lagunare, ragionando anche sull’impronta che un ristorante lascia sul territorio. Questa impostazione è coerente con il riconoscimento della Stella Verde Michelin per le pratiche di sostenibilità, che Venissa esplicita e che la Michelin contestualizza nella narrazione del locale. Chiara Pavan è diventata negli anni un volto simbolico di una certa idea di rigore e sostenibilità applicata all’alta cucina. Pilastro e presenza autorevole delle ultime edizioni di Masterchef Italia, la Pavan continua a evolversi e a crescere.
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Cristina Bowerman
Cristina Bowerman è alla guida di Glass Hostaria a Roma, in Trastevere, ristorante presente nella Guida Michelin: il suo percorso è atipico perché parte da una laurea in giurisprudenza e da un’esperienza negli Stati Uniti, per poi consolidarsi nella cucina professionale fino alla leadership del progetto romano. È un profilo che spesso viene citato come esempio di “seconda vita” costruita con metodo, studio e una visione internazionale. L’innovazione, qui, sta nella capacità di tenere insieme identità italiana e apertura: la chef propone percorsi degustazione e una cucina che gioca su tecnica e creatività, mentre la comunicazione del ristorante insiste su un approccio moderno, in dialogo con la città ma non ingabbiato nella cartolina di Trastevere. In termini pratici, Bowerman lavora su contrasti, concentrazioni di sapore e costruzioni contemporanee che parlano a un pubblico internazionale senza “tradire” la matrice italiana. Quanto ai successi, Glass Hostaria è stabilmente riconosciuto dalle guide e Bowerman è una figura centrale della ristorazione romana contemporanea; il suo lavoro attuale resta legato alla guida del ristorante, che continua a essere raccontato come un punto di riferimento creativo nel quartiere.
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Isabella Potì
Isabella Potì è cofondatrice, insieme a Floriano Pellegrino, del progetto Bros’, nato in Salento e diventato in pochi anni un nome molto riconoscibile nel dibattito sulla cucina contemporanea. L'innovazione che Potì porta in dote è legata a un linguaggio generazionale, spesso spiazzante, che parte da ingredienti e tradizioni pugliesi per arrivare a esiti creativi e tecnicamente complessi. La chef dunque rivoluziona anche accettando il rischio, cosa evidente dal menu degustazione senza à la carte e dalla costruzione narrativa dell’esperienza, con piatti che cercano reazioni forti e non solo consenso.
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Iside De Cesare
Iside De Cesare è la chef di La Parolina a Trevinano , ristorante presente nella Guida Michelin, costruito insieme al compagno Romano; il progetto ha una dimensione territoriale fortissima, perché si colloca in un’area di confine e fa del rapporto con la filiera locale un elemento strutturale dell’identità gastronomica. La pagina Michelin parla esplicitamente di cucina di territorio e di prodotti locali, con tocchi tecnici. Nel suo caso l'innovazione non è uno strappo dalla tradizione, ma un lavoro di precisione: prendere un territorio non “scontato” nel racconto gastronomico mainstream e lo fa diventare destinazione, attraverso una cucina che non rinuncia a tecnica e idee, pur mantenendo sapori leggibili. Anche l’attività di catering/banqueting del ristorante, raccontata sul sito ufficiale, mostra un’estensione del progetto oltre la sala, senza trasformarlo in un format.
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Nadia Santini
Nadia Santini è una figura-cardine della grande cucina italiana contemporanea: è ai fornelli di Dal Pescatore a Runate/Canneto sull’Oglio (MN) insieme alla famiglia, ristorante che la Guida Michelin descrive come progetto corale, con Nadia in cucina e Antonio in sala, e con il coinvolgimento dei figli. È una storia che mette al centro continuità e trasmissione, più che la logica dell’“ultimo trend”. L'apporto della chef Santini è limpido, perché non coincide con estetiche estreme: il suo contributo è aver dimostrato, per decenni, che altissima cucina e territorio possono stare insieme in modo stabile, leggibile e al tempo stesso rigoroso. Il riconoscimento internazionale più citato è il Veuve Clicquot World’s Best Female Chef 2013 legato ai World’s 50 Best, che ha consolidato la sua figura come riferimento globale. Sul fronte dei successi, Dal Pescatore è noto per le tre stelle Michelin mantenute dal 1996.
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Solaika Marrocco
Solaika Marrocco è la chef di Primo Restaurant a Lecce: una cuoca moderna che esprime una personalità netta, ormai collocata nella generazione di chef che ha costruito competenze anche fuori dai percorsi più “classici”, trasformando la determinazione in metodo. La sua cifra stilistica è passare da un’idea di contemporaneità che non si limita al plating: il suo ristorante viene raccontato come un luogo in cui la cucina dialoga con ricette, memoria e territorio salentino, ma con soluzioni tecniche e una sensibilità attuale. È un modo di spostare in avanti la cucina pugliese senza ridurla a cartolina, rendendola compatibile con un fine dining riconosciuto dalle guide. Attualmente, la chef Marrocco viene citata come una delle figure giovani più interessanti della scena italiana.
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Solaika Marrocco
Solaika Marrocco è la chef di Primo Restaurant a Lecce: una cuoca moderna che esprime una personalità netta, ormai collocata nella generazione di chef che ha costruito competenze anche fuori dai percorsi più “classici”, trasformando la determinazione in metodo. La sua cifra stilistica è passare da un’idea di contemporaneità che non si limita al plating: il suo ristorante viene raccontato come un luogo in cui la cucina dialoga con ricette, memoria e territorio salentino, ma con soluzioni tecniche e una sensibilità attuale. È un modo di spostare in avanti la cucina pugliese senza ridurla a cartolina, rendendola compatibile con un fine dining riconosciuto dalle guide. Attualmente, la chef Marrocco viene citata come una delle figure giovani più interessanti della scena italiana.