E se vi dicessimo che i ceci potrebbero crescere anche sulla Luna?
Un team di Texas A&M e Brown University ha ottenuto la prima raccolta di ceci cresciuti in un substrato che replica la regolite lunare. La chiave: funghi micorrizici e lombrichi. I semi sono stati prodotti, ma resta aperta la domanda sulla loro sicurezza alimentare.
Sulla Luna potrebbe crescere qualcosa da mangiare. Non è più solo un’ipotesi: il 5 marzo 2026, la rivista Scientific Reports ha pubblicato uno studio che documenta la prima raccolta di ceci portati a produzione di semi in un substrato che replica fedelmente la regolite lunare, la polvere abrasiva e sterile che ricopre la superficie del nostro satellite. Il risultato arriva da un team di ricercatori della Texas A&M University e della Brown University, coordinato da Sara Oliveira Santos.
Questi studi si inseriscono nella cornice della nuova esaltante corsa alla Luna, con la NASA pronta ad avviare la missione Artemis II ad aprile, dopo dei malfunzionamenti che ne hanno fatto slittare la partenza. A questo giro, gli astronauti non alluneranno, ma si limiteranno a circumnavigare la nostra compagna dei cieli, per effettuare studi e test che saranno utili agli equipaggi che tenteranno effettivamente la discesa nel 2028. L’obiettivo ormai non è più solo una visita passeggera, ma l’insediamento. Fonti di cibo in grado di crescere direttamente in loco sono quindi preziosissime.
Voi mangereste ceci lunari? Quelli terrestri fanno bene, ma forse è presto per affrettarsi a dire si anche ai loro probabili cugini.
- Il problema: una polvere ostile alla vita
- E l'acqua? Buone notizie da Marte
- La domanda aperta: si possono mangiare?
Il problema: una polvere ostile alla vita
La regolite lunare è un materiale estremo. È tagliente come vetro, quasi impermeabile all’acqua, priva di sostanza organica e microbioma, ma carica di metalli pesanti — ferro, alluminio, zinco, rame — tossici per la maggior parte delle piante terrestri. Il suo pH, in forma pura, supera 9.9: fortemente alcalino. Coltivare su questo substrato senza modificarlo non è possibile.
Il team ha usato due interventi biologici in combinazione. Il primo è il vermicompost, un compost prodotto da lombrichi rossi (Eisenia fetida), ricco di nutrienti e microorganismi, capace di migliorare struttura e drenaggio del terreno. Il secondo è l’inoculazione con funghi micorrizici arbuscolari (AMF): organismi che stabiliscono una simbiosi diretta con le radici, espandendone la superficie di assorbimento e, aspetto cruciale, intrappolando i metalli pesanti nella propria biomassa prima che raggiungano la pianta.
I ceci della varietà Myles sono stati coltivati in miscele con concentrazioni crescenti di regolite simulata: dal 25% al 100%. I risultati mostrano che le piante inoculate con AMF hanno prodotto semi in miscele fino al 75% di regolite. Nella regolite pura al 100% nessuna pianta è sopravvissuta abbastanza a lungo da fiorire, ma l’inoculazione con funghi ha comunque prolungato la vita delle piante di due settimane rispetto ai controlli non trattati.
I funghi hanno inoltre migliorato fisicamente il substrato. Le reti miceliari hanno aggregato le particelle di regolite, aumentandone la stabilità strutturale. Un problema chiave, dato che la regolite tende a sbriciolarsi e si incrosta rapidamente.
E l’acqua? Buone notizie da Marte
Pubblicato nella stessa data su Scientific Reports, un secondo studio ha dimostrato che alcuni microrganismi estremofilici riescono a crescere e accumulare DNA in un simulacro di regolite marziana anche a bassissima disponibilità idrica. Parliamo di livelli di attività dell’acqua pari a 0,34, equivalenti a un’umidità relativa molto ridotta. I risultati suggeriscono, in altre parole, che l’acqua atmosferica, assorbita dai sali presenti nel suolo marziano, potrebbe sostenere forme microbiche anche senza acqua liquida in superficie.
I due studi, presi insieme, indicano che l’agricoltura extraterrestre non è un problema di fantascienza, ma di biologia del suolo applicata. Le stesse tecniche di rigenerazione microbica che usano gli agricoltori terrestri — compost, funghi, simbiosi radicale — potrebbero essere la chiave per rendere abitabili altri mondi.
La domanda aperta: si possono mangiare?
Non abbiate fretta di ordinare un hummus spaziale. Gli stessi autori precisano che i semi raccolti non sono ancora stati analizzati per il contenuto di metalli pesanti. Finché non sarà stabilito che non hanno assorbito concentrazioni pericolose di alluminio, zinco o altri elementi tossici, non è possibile affermare che siano sicuri per il consumo. È il prossimo passo necessario.