Il dolore inimmaginabile degli allevamenti di polli: l'inchiesta e gli orrori svelati

Le immagini girate da Report in provincia di Verona mostrano cannibalismo, violenze sugli animali e carcasse lasciate a decomporsi. Alla base c'è una selezione genetica che ha trasformato il pollo in un animale strutturalmente malato.

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Nella puntata del 12 aprile, il programma d’inchiesta di Rai 3 ha trasmesso le riprese di Giulia Innocenzi all’interno di allevamenti in provincia di Verona, parte della filiera del principale produttore italiano di pollo, con un fatturato annuo di 4 miliardi di euro e fornitore di marchi come Coop, Conad ed Esselunga.

Le immagini, consegnate all’associazione Essere Animali da un ex dipendente e raccolte tra dicembre 2025 e gennaio 2026, mostrano galline ovaiole con buchi nel corpo, animali lasciati accanto a carcasse in decomposizione, operatori che lanciano i polli contro le strutture o li afferrano per un’ala durante gli abbattimenti.

È la prima volta in Italia e la seconda in Europa che si vedono immagini dall’interno di un allevamento di polli riproduttori: gli animali che danno vita ai polli broiler, cioè quelli destinati unicamente al consumo e quindi alla vendita nei supermercati.

Fame cronica e cannibalismo

Il cannibalismo che si vede nei video non è un comportamento casuale. È la conseguenza diretta di un problema strutturale: la restrizione alimentare. I polli riproduttori appartengono alle stesse razze a rapida crescita dei broiler — selezionate per sviluppare petto e cosce nel minor tempo possibile — ma al contrario di questi ultimi, che vengono macellati dopo 40 giorni, nei centri di riproduzione possono restare anche un anno. Nutriti a volontà diventerebbero obesi.

Così vengono messi a dieta, assumendo fino al 20-25% in meno rispetto al loro fabbisogno naturale, secondo un recente parere scientifico dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Uno stato di fame cronica e prolungata che porta questi animali a becchettare qualsiasi cosa assomigli al cibo: penne, ferite, parti arrossate sul corpo degli altri. Le lesioni che si vedono nei filmati sono la conseguenza di questo meccanismo.

Una genetica che produce sofferenza

Il problema va oltre la gestione dei singoli allevamenti. I polli broiler, oltre il 90% di quelli allevati in Italia, appartengono a razze selezionate esclusivamente per la velocità di crescita. Questa genetica porta con sé una serie di patologie croniche: difficoltà motorie, incapacità di raggiungere cibo e acqua, malformazioni cardiache. Molti non riescono a reggersi sulle loro zampe. Alcuni mostrano il cosiddetto wry neck, il torcicollo, che impedisce loro di mangiare normalmente.

La risposta degli interessati e il nodo della filiera

L’azienda coinvolta ha fatto sapere di effettuare circa 40mila visite annue agli allevamenti e che qualsiasi comportamento non conforme agli standard aziendali va considerato contrario agli accordi stipulati con i fornitori. Una risposta che scarica la responsabilità sui singoli allevatori, senza affrontare il problema alla radice, ovvero un modello produttivo che genera queste condizioni come suo esito ordinario, non come eccezione.

Per Simone Montuschi, presidente di Essere Animali, è inaccettabile che una filiera da miliardi di euro presenti questo livello di trascuratezza, con rischi sanitari gravi e animali abbandonati ad agonizzare senza cure. Non si tratta di un caso isolato: la stessa associazione aveva già documentato violenze analoghe — polli presi a calci, carcasse abbandonate — in quattro allevamenti che riforniscono KFC Italia. Lo scenario che emerge dall’inchiesta di Report è lo stesso. Cambia solo il nome sulla confezione.

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