Basta stare incollati agli smartphone: l'iniziativa che vuole cambiare i ristoranti
In Sardegna parte A tavola senza schermi, un progetto che invita le famiglie a lasciare gli smartphone e riscoprire il piacere di stare insieme
- Quindici ristoranti sardi sperimentano per un mese “A tavola senza schermi”, invitando le famiglie a mettere da parte i telefoni durante il pasto.
- Matite, giochi da tavolo e materiali informativi compongono il Kit del Ritrovo, pensato per favorire conversazione e attenzione dei bambini al cibo.
- Al termine della prova sarà valutata una possibile estensione volontaria del progetto, nato dalla collaborazione tra ristoratori, pediatri e istituzioni.
Il tavolo apparecchiato, i piatti che arrivano e, accanto alle posate, uno smartphone acceso per ogni commensale, bambini compresi: chi frequenta i ristoranti ha visto questa scena decine di volte, e spesso non ci fa più caso. In Sardegna, però, un gruppo di ristoratori ha scelto di provare a cambiarla. Per un mese porta in sala strumenti molto più vecchi del telefono: matite colorate, giochi da tavolo e la conversazione.
- Che cos'è "A tavola senza schermi"?
- Il Kit del Ritrovo e i ristoranti che partecipano
- Perché i ristoratori vogliono "riprendersi" la tavola?
- Dai libri di poesia al vino in regalo: i precedenti
- Dopo il mese di prova
Che cos’è "A tavola senza schermi"?
Il progetto si chiama A tavola senza schermi ed è stato presentato a Cagliari da Anna Cau, garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza ed ex magistrata minorile. Lo promuove insieme a Fipe Confcommercio Sardegna, l’associazione che rappresenta bar e ristoranti dell’isola. La Federazione italiana medici pediatri ha curato la parte informativa.
È una sperimentazione di un mese, partita il 1° novembre, che coinvolge quindici locali tra il Cagliaritano, il Nuorese, l’Ogliastra e Alghero. La notizia è arrivata anche sulla stampa internazionale, compreso il The Guardian, dove qualche titolo l’ha presentata come un divieto.
In realtà ai clienti viene proposto un patto volontario: genitori e figli sono invitati a riporre il telefono in borsa, oppure in un cestino messo a disposizione dal locale, per tutta la durata del pasto. Aderire resta una scelta della famiglia.
Il Kit del Ritrovo e i ristoranti che partecipano
Le famiglie che accettano trovano al tavolo il Kit del Ritrovo al posto dello schermo che, come accennavamo, contiene matite colorate, giochi da tavolo pensati per le diverse fasce d’età e un pieghevole con un QR code che rimanda a materiale educativo sull’uso dei dispositivi. Il kit serve a riempire l’attesa tra una portata e l’altra, cioè proprio il tempo che i più piccoli passano di solito davanti a un cartone animato sul telefono dei genitori.
Fra i locali che hanno aderito ci sono Pani e Casu a Cagliari, La Terrazza a Capoterra, Pappas Experience a Nuoro, Il Niala a Ussassai e I Tre Mori da Mario a Bari Sardo. Ad Alghero partecipano tre indirizzi: Risto Fever, Les Arenes e il Ristorante Movida.
Perché i ristoratori vogliono "riprendersi" la tavola?
Emanuele Frongia, presidente di Fipe Confcommercio Sardegna, ha ricordato che il ristorante è da sempre un luogo dove ci si incontra e si chiacchiera. Secondo lui questa funzione rischia di sparire quando ogni commensale guarda il proprio display e la conversazione lascia spazio al silenzio. Gli esercenti notano spesso anche un’altra abitudine: il telefono consegnato ai bambini per tenerli tranquilli mentre gli adulti mangiano.
Su quest’ultimo punto si concentrano i pediatri: la Fimp Sardegna, guidata da Osama Al Jamal, ha fornito i dati sull’uso dello smartphone fra i minori su cui si basa l’iniziativa. A tavola la questione tocca anche il rapporto con il cibo. Un bambino con gli occhi fissi sullo schermo fa più fatica ad accorgersi di quando ha fame e di quando è sazio, e finisce per mangiare in modo distratto.
Dai libri di poesia al vino in regalo: i precedenti
L’esperimento sardo è tra i primi in Italia a nascere con un’impronta istituzionale. Alcuni ristoratori, però, ci avevano già provato per conto proprio. A Roma il bistrot Casa Coppelle chiede agli ospiti di consegnare il telefono allo staff, che lo restituisce a fine cena. In cambio offre un libro di poesia da sfogliare tra una portata e l’altra. A Verona il ristorante Al Condominio regala una bottiglia di vino a chi lascia il cellulare appena si siede.
A Venezia Arrigo Cipriani ha fatto stampare sul menù, a metà fra il serio e il faceto, un messaggio contro i telefonini dati ai bambini durante il pasto. Anche fuori dall’Italia c’è chi ha fatto lo stesso. In Alsazia il locale Petits Plats de Mamama vieta gli smartphone a tavola dal 2023 e da allora ha visto crescere gli ordini di dessert fino al 30%.
Dopo il mese di prova
Finita la sperimentazione, i promotori valuteranno se estendere il progetto a tutti i ristoranti sardi associati a Fipe, sempre su base volontaria. Restano da chiarire due aspetti: con quali criteri verrà giudicata la riuscita e se verranno raccolti numeri sull’adesione delle famiglie.
Nelle intenzioni di chi ha lanciato l’iniziativa, l’abitudine dovrebbe uscire dal ristorante e arrivare anche sulla tavola di casa. Si comincia dal pranzo della domenica, con il telefono in un’altra stanza e qualcosa da raccontarsi tra il primo e il secondo.
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