Non tutte le recensioni online dei ristoranti saranno valide: cosa sta cambiando?
Cosa cambia con la nuova legge sulle recensioni online: chi può chiedere la rimozione, entro quali tempi e perché qualcosa ancora non torna.
A breve chi gestisce un ristorante o una struttura ricettiva avrà uno strumento in più per difendersi dalle temute recensioni negative, legittime quando basate su un’esperienza reale, ma immotivatamente dannose quando sono frutto di dispetti. Il prossimo 7 aprile entrerà in vigore la legge 11 marzo 2026 n. 34: quattro articoli, dal 18 al 22, dedicati espressamente alla lotta alle recensioni false online.
Una norma voluta dal Ministero del Turismo che riguarda ristoranti, hotel, stabilimenti termali e qualsiasi forma di attrazione turistica sul territorio italiano, rendendo per altro l’Italia tra i paesi europei più avanzati su questo fronte, in compagnia della Francia.
- Come funzionava prima e cosa cambia
- Quando una recensione è valida? Trenta giorni e scontrino
- I nodi che restano
Come funzionava prima e cosa cambia
Ad ora, il sistema è semplice in teoria e quasi inapplicabile nella pratica. Se un ristoratore riceve una recensione falsa, deve dimostrarne la falsità, scrivere alla piattaforma, aspettare una risposta. Solo in caso di silenzio, può rivolgersi all’Antitrust. Un percorso lungo, costoso e scoraggiante, normato a livello europeo dal Digital Services Act del 2022.
La novità della legge italiana è che sposta l’onere della verifica sulle piattaforme. Non è più il ristoratore a dover dimostrare che una recensione è falsa: sono i portali a dover autenticare quelle che pubblicano, se vogliono che risultino credibili. L’Antitrust entra direttamente nel processo, con poteri di vigilanza e sanzionatori sull’applicazione delle norme.
Il risultato pratico è che chi vuole far rimuovere una recensione può farlo in modo molto più diretto. Basta dimostrare che la piattaforma non autentica i suoi contenuti perché quella recensione perda attendibilità e diventi segnalabile per la rimozione.
Quando una recensione è valida? Trenta giorni e scontrino
La legge stabilisce con precisione quando una recensione è lecita. Deve essere rilasciata entro trenta giorni dalla visita o dall’utilizzo del servizio, da chi lo ha effettivamente e personalmente sperimentato. Il documento fiscale è la prova principale, una recensione accompagnata da evidenza dello scontrino si presume autentica. È invece illecita qualsiasi recensione presentata come verificata, ma proveniente da chi non ha mai messo piede nel locale. Non è sufficiente la prenotazione.
C’è poi un limite temporale sull’altro estremo. Le recensioni pubblicate da più di due anni, per quanto valide, decadono per mancanza di attualità e possono essere rimosse. Viene inoltre vietata esplicitamente la compravendita di recensioni, in qualsiasi forma e anche tra imprenditori e intermediari. Una pratica finora relegata alla zona grigia del sospetto e ora sanzionabile per legge dall’Antitrust.
Vale la pena notare che la legge non si applica retroattivamente: le recensioni già pubblicate alla data di entrata in vigore restano intoccabili.
I nodi che restano
La norma ha i suoi limiti e vale la pena dirlo. Il primo è pratico, perché piattaforme globali come Google, TripAdvisor o Booking difficilmente rivoluzioneranno i loro sistemi per adeguarsi a una legge italiana che non condiziona i loro affari. L’adeguamento, se arriverà, sarà lento. Ne consegue che le recensioni saranno tutte potenzialmente cancellabili, quando non gradite. Basta pensare al caso dell’omogeneizzato al ristorante vegano di qualche mese fa.
Il secondo è più sottile. Chiedere all’utente di presentare prove documentali prima di scrivere una recensione rende il tutto più macchinoso e rischia di scoraggiare proprio chi avrebbe qualcosa di utile da dire. D’altra parte un provvedimento in tal senso serviva. Resta aperta, insomma, la domanda più difficile: come si regola uno spazio che è al tempo stesso fonte di abusi ed espressione di libero pensiero?