Diventano sempre più alti: l'Antitrust decide di aprire un'inchiesta sui prezzi al supermercato

L'Autorità Garante della Concorrenza avvia un'indagine conoscitiva sulla grande distribuzione organizzata. Sospetto di speculazione sui rincari

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La percezione che fare la spesa costi sempre di più, nonostante l’inflazione sia tornata sotto controllo, trova ora una conferma istituzionale. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di vederci chiaro e ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo della grande distribuzione organizzata nella filiera agroalimentare.

I numeri parlano chiaro. A dicembre 2025 l’inflazione generale in Italia si attestava all’1,2% su base annua, un livello considerato fisiologico dagli economisti. Eppure il cosiddetto carrello della spesa, che comprende prodotti alimentari e beni per la cura della casa e della persona, registrava un aumento del 2,2%, ovvero quasi il doppio. Allargando l’orizzonte temporale, la forbice diventa ancora più evidente: da gennaio 2021 a dicembre 2025 il carrello della spesa è rincarato del 26,4%, contro un’inflazione generale del 19,3%.

Lo squilibrio tra produttori e distributori

La filiera agroalimentare potrebbe avere un problema strutturale. Da un lato ci sono i grandi gruppi della distribuzione, sempre più concentrati e potenti; dall’altro un sistema di fornitori frammentato, fatto soprattutto di piccole aziende agricole con scarso potere contrattuale. Questo squilibrio di forze potrebbe aver permesso alla grande distribuzione di imporre condizioni penalizzanti ai produttori e prezzi elevati ai consumatori. Davide contro Golia.

E se i produttori agricoli denunciano da tempo le loro difficoltà, nel frattempo i consumatori hanno continuato a vedere crescere gli scontrini della spesa, giustificando i rincari con la crisi energetica e l’inflazione generale di cui erano a conoscenza. L’ipotesi dell’Autorità è che anche quando le quotazioni delle materie prime erano stabili o addirittura in discesa, i supermercati abbiano continuato a proporre prezzi elevati, sfruttando il loro potere di mercato e l’assuefazione della gente alla problematica. Una forma di speculazione che avrebbe danneggiato sia i consumatori finali che i fornitori.

Cosa indagherà l’Antitrust

L’indagine si concentrerà su diversi aspetti del rapporto tra grande distribuzione e fornitori. Primo, le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene, anche attraverso forme di aggregazione non societaria come cooperative, centrali e supercentrali di acquisto.

Secondo punto cruciale sarà il cosiddetto trade spending, ovvero i corrispettivi che i fornitori devono pagare ai supermercati per servizi come l’inserimento in assortimento, il posizionamento privilegiato sugli scaffali, le promozioni e il lancio di nuovi prodotti. Pratiche che potrebbero nascondere forme di pressione sui fornitori.

Particolare attenzione sarà poi dedicata alle private label, i prodotti a marchio del distributore. Questi articoli costano meno di quelli di marca e proprio per questo sono molto venduti. L’Antitrust sospetta che le catene, sfruttando i grandi volumi di vendita, possano aver imposto ai produttori prezzi ancora più bassi per la produzione di questi articoli, comprimendo ulteriormente i margini dei fornitori.

I precedenti e le difese della GDO

Non è la prima volta che i supermercati finiscono sotto osservazione per le loro politiche di prezzo. Era già successo dopo il picco inflazionistico tra fine 2022 e inizio 2023, quando i prezzi di energia e materie prime iniziarono a normalizzarsi. Le associazioni della GDO hanno sempre respinto le accuse, sostenendo di non aver mai scaricato completamente gli aumenti sui consumatori e di aver invece assorbito parte dei rincari. Secondo loro, i prezzi al dettaglio riflettevano semplicemente l’aumento del costo della merce acquistata: pasta più cara per la guerra in Ucraina, detersivi rincarati per il costo del packaging e così via.

Alcuni rincari sono effettivamente giustificati da eventi straordinari. A dicembre 2025 il cacao e il cioccolato in polvere costavano il 20% in più rispetto a un anno prima a causa di eventi climatici nei paesi produttori, il caffè il 18% in più, mentre carne e uova erano aumentate dell’8%. I prezzi alimentari sono infatti più soggetti a oscillazioni improvvise rispetto ad altri beni, risentendo di stagionalità, fenomeni climatici e guerre.

Un’indagine conoscitiva, non sanzionatoria

Va precisato che si tratta di un’indagine conoscitiva, non sanzionatoria. L’obiettivo dell’Antitrust è capire meglio come funziona il mercato della grande distribuzione in Italia, analizzare le dinamiche di formazione dei prezzi e verificare se esistano squilibri che danneggiano la concorrenza. Non necessariamente l’indagine porterà a provvedimenti contro le aziende.

L’indagine potrebbe quindi fornire risposte a una domanda che milioni di italiani si pongono ogni volta che escono dal supermercato: perché la spesa continua a costare sempre di più?

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