Il vino siciliano finisce sotto osservazione: chiesta una misura d’emergenza
Le cooperative dell'isola hanno chiesto alla Regione una "distillazione di crisi". Dietro il termine tecnico c'è un problema concreto: un'annata di scarsa qualità e cantine piene di vino invenduto. E un piccolo paradosso, perché per sostenere il settore si finisce per trasformare il vino in alcol.
Il vino non se la passa bene in Sicilia. Qualche giorno fa, a Catania, l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino ha incontrato le cooperative vitivinicole siciliane per fare il punto su una situazione che preoccupa il settore. La richiesta è attivare con urgenza una distillazione di crisi. Le associazioni di categoria si sono impegnate a presentare entro pochi giorni un pacchetto di proposte, mentre l’assessore ha promesso di portare il tema all’Assemblea regionale e di cercare le risorse per finanziare la misura.
- Cosa significa "distillazione di crisi"
- Il nodo del prezzo
- Perché riguarda anche chi il vino lo beve
Cosa significa "distillazione di crisi"
Dietro l’espressione, un po’ fredda, c’è un meccanismo semplice previsto dall’Unione Europea. Quando sul mercato c’è troppo vino e i prezzi rischiano di crollare, una parte del prodotto viene ritirata e trasformata in alcol. La distillazione serve appunto a separare e concentrare l’alcol ottenuto mediante fermentazione, ovvero il processo con cui si produce il vino.
In questi casi, l’alcol prodotto viene destinato a usi industriali come la cosmetica, la farmaceutica o i carburanti. In cambio i produttori ricevono un compenso e il mercato si alleggerisce, ritrovando un equilibrio tra offerta e domanda. Si tratta, in sostanza, di una valvola di sfogo che si apre nei momenti difficili, finanziabile con fondi europei. Si parla anche di vendemmia verde, quando si eliminano dei grappoli prima della raccolta per ridurre in partenza la quantità prodotta.
A spingere la Sicilia verso questa scelta sono due difficoltà che si intrecciano. In primis si parla di qualità: prima della vendemmia 2025 le uve hanno sofferto una scarsa maturazione, colpite in particolare dalla cicalina, un piccolo insetto molto dannoso, oltre che da da varie fisiopatie della pianta. A pagarne il prezzo sono stati soprattutto i vitigni a bacca rossa. La seconda è la sovrapproduzione, perché già nei mesi scorsi le cantine, soprattutto nel Trapanese, si erano ritrovate con scorte elevate di vino invenduto, complici le incertezze sui mercati internazionali.
Il nodo del prezzo
Detto questo, quanto verrà pagato il vino mandato in distillazione? Le sigle dei produttori hanno chiesto che venga riconosciuto un prezzo equo, fissato intorno ai 70 centesimi al litro, una soglia su cui si sarebbe trovata un’intesa di massima con la Regione. Non è un dettaglio di poco conto, perché un compenso troppo basso renderebbe la misura poco utile e non coprirebbe nemmeno i costi sostenuti per produrre quel vino.
Perché riguarda anche chi il vino lo beve
Vista da fuori, sembra una vicenda tutta tecnica, fatta di fondi e percentuali. In realtà racconta qualcosa di più ampio sullo stato di salute di uno dei prodotti simbolo del nostro Paese. La Sicilia non è un caso isolato, il vino sta vivendo un momento delicato in tutto il mondo e misure simili sono allo studio anche in Piemonte, segno di una difficoltà che attraversa l’intero comparto.
Che si debba arrivare a distillare il vino per sostenerne il prezzo è il sintomo di un equilibrio rotto tra quanto se ne produce e quanto se ne consuma. E per chi ama il vino è anche un piccolo paradosso amaro. Parte di quei preziosi grappoli, invece di finire in bottiglia, diventeranno alcol industriale.
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