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Il culto del cibo

Il rapporto che ogni persona instaura col cibo è complesso e legato a fattori diversi: è prima di tutto un fatto culturale poiché il modo di interpretare il cibo è mediato dall’ambiente e dalla società in cui si vive; ma a dirla tutta la questione potrebbe non finire qui.

  • Nella religione cristiana, a differenza di quella ebraica e islamica, non abbiamo vere e proprie regole o tabù alimentari se non quelli legati alla moderazione e a evitare i peccati di gola. San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologica scrive così: "Il peccato di gola, non consiste nella materialità del cibo, ma nella brama di esso non regolata dalla ragione. Perciò se uno eccede nel mangiare, non per ingordigia, ma stimando necessaria quella quantità, questo non va attribuito alla gola, bensì a un errore. Alla gola va attribuito invece soltanto questo, che uno ecceda nel mangiare per la brama di un cibo gradevole".

  • Nella Chiesa cattolica fa eccezione a questa regola generale il divieto di consumare carne nel venerdì santo insieme all’obbligo del digiuno in alcune circostanze particolari come il mercoledì delle ceneri. Tra i cristiani, la passione per il cibo, ovvero la gola, rappresenta uno dei sette vizi capitali, perché può essere occasione di cedimento al piacere come appunto scriveva Tommaso D’Aquino. Per i monaci, per esempio, se la gola era di ostacolo alla salvezza, il digiuno era la regola per rinforzare la virtù e redimersi.

  • Nel buddhismo è raccomandata l’astinenza dalle carni per rispetto alla vita degli animali. Anche se non direttamente prescritta, comunque, l'astensione dalla carne è considerata nel buddhismo come un valore finalizzato a salvare la vita a un essere vivente: è chiaro, infatti, che, se una persona si astiene dal mangiar carne per tutta una vita, un certo numero di animali non verranno uccisi proprio per la sua scelta.

  • Nell'attuale contesto multiculturale possono insorgere conflitti proprio in merito alle rispettive usanze alimentari di cui abbiamo appena fatto menzione. Garantire ai fedeli la possibilità di esprimere le proprie credenze religiose senza che vi sia discriminazione e intolleranza è una delle sfide che la nostra società sempre più globalizzata è chiamata ad affrontare.

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